Medico cura paziente Covid-19 in un ospedale

Nel corso di queste complicate settimane di emergenza Coronavirus, il dibattito sulla diffusione dei contagi si è fatto sempre più vasto e profondo. C’è un aspetto che, secondo alcuni esperti, andrebbe trattato diversamente: il bollettino quotidiano sui dati dell’epidemia, comunicato agli italiani dalla Protezione Civile durante l’ormai consueta conferenza stampa delle 18.

Bollettino quotidiano Covid-19: il parere di Rezza (Iss)

È corretto, in termini di attendibilità, fornire dati quotidiani sulla diffusione del Coronavirus? È l’interrogativo che molti si pongono, davanti alla trasparenza con cui il Governo ha scelto di affrontare lo scenario dell’emergenza comunicando costantemente il numero dei nuovi casi rilevati, dei guariti e dei deceduti.

Un appuntamento che, ogni giorno, si rinnova nella conferenza stampa di aggiornamento della Protezione Civile.

Sul punto di domanda sono intervenuti alcuni esperti, tra cui Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità.

Fare un bollettino quotidiano è difficile“, ha dichiarato alla trasmissione 24Mattino su Radio24, precisando che “i dati vanno letti su più giorni e i modelli matematici vanno fatti su data di insorgenza dei sintomi o su indicatori forti come il numero di ospedalizzazioni, che non sono aumentate“.

Secondo l’esperto, “è normale che si assista ad alti e bassi” (il bollettino del 26 marzo scorso, ad esempio, ha registrato un nuovo aumento dei contagi in Lombardia dopo il calo fotografato nei giorni precedenti) ed è fondamentale valutare “l’andamento complessivo della curva“.

Stando a quanto dichiarato da Rezza, si dovrebbe attendere ancora per arrivare a un quadro della situazione quanto più vicino alla realtà e osservare gli effetti delle misure con cui il Governo è intervenuto per contenere l’epidemia.

Un bollettino quotidiano di questo tipo – ha aggiunto riferendosi all’aggiornamento giornaliero – si fa tramite le Regioni, che danno dei dati aggregati al Ministero che li passa alla Protezione Civile che li rende pubblici. È un meccanismo adottato per trasparenza e tempestività. Ma si tratta di dati condizionati dal fatto che i contagi risalgono a 5-10 giorni fa, poi ci sono i tempi della notifica. I dati sono molto dipendenti dal numero di tamponi fatti. Quindi abbiamo questa altalena: per uno o due giorni le cose vanno meglio“.

L’Iss, ha precisato Rezza, produce un bollettino bisettimanale: “Raccogliamo i dati possibilmente anche per data insorgenza dei sintomi, e questo ci approssima di più ai contagi“.

Il parere di Maria Rita Gismondo

Categorico il punto di vista di Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano: “Non bisogna più comunicare il numero delle persone positive, è un dato ‘sporco‘”.

È un passaggio dell’intervento dell’esperta ai microfoni di Adnkronos Salute, la quale ha anche aggiunto che questa fotografia imperfetta della situazione rischia di “falsare” i numeri che restituiscono la dimensione esatta dell’epidemia e della letalità del Covid-19.

Il dato dei positivi, secondo Gismondo, è “sporco” anzitutto perché “ogni giorno varia il numero di persone sottoposte a tampone“. In sostanza, l’appello della microbiologa alle istituzioni è di interrompere un meccanismo che, a suo dire, avrebbe un impatto negativo su psiche e comportamento dei cittadini.

“Oggi – ha aggiunto – si può parlare solo di percentuale di decessi sui ricoverati“, poiché sarebbero solo questi i numeri attualmente attendibili.

Le perplessità del sindaco di Milano, Beppe Sala

E la perplessità sulla reale utilità di un aggiornamento quotidiano sul bilancio dell’epidemia non appartiene esclusivamente alla galassia della scienza ma esonda fino ad allagare il terreno della politica.

Nelle ultime ore, con un video sulla sua pagina Facebook, il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha parlato ai cittadini del suo punto di vista sulla questione del bollettino giornaliero sul Coronavirus.

Ogni sera tutti stiamo ad aspettare i dati sulla diffusione della pandemia. Ma quello su cui ci si concentra di più è quello relativo ai contagi. E pensate quanto è strano il fatto che quello è un dato ufficiale ma non vero, perché tutti gli scienziati sostengono che la diffusione, probabilmente, è 10 volte tanto. Nel momento in cui ci viene comunicato quel dato, non sappiamo nemmeno quanti tamponi sono stati fatti e a chi.

(…) Io comincio ad avere molti dubbi. Non è un’accusa ma una considerazione generale. Vedo quello che dice oggi Silvio Garattini (presidente e fondatore Istituto ricerche farmacologiche ‘Mario Negri’, ndr) che dice ‘Sarebbe meglio comunicare le cifre ogni 3-4 giorni, ragionare sulla giornata rischia di creare soltanto ansia tra la gente (…)“.

Guarda il video

https://www.facebook.com/watch/?v=631742300891121

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