metro con persone coronavirus

Era stata molto contestata l’iniziale scelta del primo ministro inglese di non imporre restrizioni stringenti per la gestione della diffusione del Coronavirus.

In seguito, il Regno Unito ha ceduto di fronte all’avanzare dell’epidemia e ha dichiarato il lockdown, allineandosi alle misure messe in atto da molti altri paesi europei come Italia, Spagna, Grecia, Francia e Danimarca. C’è, però, un altro paese che si distingue per un approccio più “morbido” all’emergenza: la Svezia.

Più di 4.000 i casi, ma lo Stato si affida al senso civico dei cittadini

La Svezia ha confermato circa 4mila casi di Coronavirus; a causa di alcuni cambi nelle procedure di svolgimento dei test, però, il dato reale potrebbe essere molto più alto.

Nonostante ciò, la scelta del Paese è stata quella di implementare un approccio per la gestione dei contagi che si basa in gran parte sulla fiducia nei cittadini.

Il governo, insomma, confida nel fatto che la popolazione scelga autonomamente di isolarsi e di evitare il più possibile ogni comportamento rischioso. Scuole primarie e negozi rimangono aperti e lo stesso vale per bar e ristoranti, dove il governo invita a effettuare solo servizi ai tavoli per favorire la distanza tra le persone.

Sono vietati assembramenti in gruppi composti da più di 50 persone, ma tale legge si applica solo agli eventi pubblici, mentre per quelli privati il governo si affida ancora una volta al buon senso dei cittadini. “Sono sicuro che ognuno in Svezia si prenderà la propria responsabilità e farà il possibile per proteggere la salute delle altre persone”, ha dichiarato il primo ministro Stefan Löfven in un discorso alla nazione.

Medici ed esperti chiedono misure più restrittive

Nonostante il livello di fiducia nelle autorità in Svezia sia molto alto, motivo per cui molti credono che i cittadini applicheranno volontariamente le linee guida dettate dalle autorità, non mancano le proteste di chi crede che misure più restrittive debbano essere imposte.

Come riporta il quotidiano svedese The Local, molti operatori sanitari sono preoccupati riguardo la scarsa disponibilità di indumenti ed equipaggiamenti protettivi.

Anders Tegnell, capo dell’ente svedese di salute pubblica, ha dichiarato che lo Stato sta seguendo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Più protezioni non significa migliore protezione.

Può risultare difficile lavorare con troppi dispositivi di protezione“. Come riportato dalla TT News Agency, servizio di stampa nazionale, molti medici e infermieri hanno manifestato la loro preoccupazione, organizzandosi in gruppo su Facebook che ha già raggiunto i 30.000 membri.

Stiamo lottando per accaparrarci mascherine, occhiali protettivi e guanti” ha dichiarato un’infermiera e organizzatrice del gruppo. Le critiche, come riporta il Guardian, arrivano anche da altri esperti del settore: “Non stiamo facendo abbastanza test, non stiamo isolando abbastanza – ha affermato l’immunologa Cecilia Söderberg-Nauclér – ci stanno portando verso una catastrofe”.

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