alessandro gassmann

Come tutti anche Alessandro Gassmann sta trascorrendo questi giorni in casa con la famiglia. In Maremma con il figlio Leo, fresco vincitore di Sanremo giovani, Gassmann si concede un’intervista al telefono con il Corriere della Sera in cui racconta la sua quarantena.

L’attore e regista riflette su questi tempi che stiamo vivendo, sull’emergenza Coronavirus e anche sulle scelte dei politici nel mondo.

Il pensiero politico di Alessandro Gassmann

L’attore rivela di essere spaventato da quello che stiamo vivendo, dalle conseguenze e i possibili scenari. “Io ne ho molta -confessa- c’è qualcosa di sbagliato in chi non la ha.

La paura porta a una reazione e speriamo alla soluzione“.

Un riferimento forse alle prime reazioni delle amministrazioni all’estero difronte al dramma Coronavirus in Italia? “Sia Johnson che Trump hanno fatto una doppia capriola, senza nemmeno chiedere scusa” ha detto Alessandro Gasmmann. “Prima non avevano paura, si vede che pregavano per i mercati dei loro paesi. Spero che molti abbiamo paura, ti porta a essere più serio e ligio nei comportamenti e nelle indicazioni del ministero della Salute“. Poi riflette e aggiunge: “I bisticci politici non servono, li ignoro, non portano alcun vantaggio.

Io ascolto solo i medici. Dobbiamo tutti remare nella stessa direzione“.

La quarantena in famiglia

Come molti da 3 settimane a questa parte, anche Alessandro Gassmann sta rispettando le norme e i consigli volti a scongiurare la diffusione del Covid-19. “Qui non sono disponibili le mascherine, ma presto attenzione ai contatti, io sono quello che va a fare la spesa, mi metto sciarpa e guanti di gomma, quando torno a casa levo le scarpe e disinfetto le buste“.

Per fortuna al suo fianco le persone più importanti della sua vita.”Siamo in quattro, io, mia moglie Sabrina, con cui continuiamo a condividere la stanza, nostro figlio Leo e la sua fidanzata“.

Anche se la convivenza a lungo presenta il conto. Così quando Gassmann prova a dedicarsi a qualche idea che gli frulla nel cervello ecco che attacca Leo. “Ho un’idea che sto sviluppando. Ma è difficile concentrarsi, vivo con una popstar, canta nove ore al giorno e alla trentesima volta dello stesso pezzo non lo mando a quel paese ma esco in terrazzo“.

Ma soprattutto l’aspetto più difficile è il distanziamento sociale. A Gassmann manca “Parlarci senza WhatsApp. Quando mi sveglio faccio un tweet su una poesia, poi devo rifare Il Grinch per il figlio di un amico. Mi manca un abbraccio, il non poter vedere tante persone“.

Il cinema dopo il Coronavirus

Al momento Gassmann prosegue la quarantena, orgoglioso anche di constatare il comportamento coscienzioso di molti concittadini. “Mostriamo di avere gli attributi nelle difficoltà, in questo piccolo paese col record di morti nel mondo. Ci siamo caricati sulle spalle un dramma che resterà nella storia dell’Italiani“.

Eppure non può fare a meno di pensare a come tutto questo, una volta passato, darà all’uomo, ma anche al cinema, un’altra visione delle cose.

Sarà più difficile fare commedie, anche se sarebbe salvifico e beneaugurante. Già vedo fiction un po’ retoriche e celebrative, ma se si tratta di rendere omaggio a medici e infermieri ben vengano. Io sarò un medico in Non odiare, opera prima di Mauro Mancini. Sono un medico di origini ebraiche che assiste a un incidente stradale ma si rifiuta di salvare un uomo con la svastica tatuata sul petto. Lo lascia morire. Da lì comincia un viaggio sul senso di colpa e la voglia di capire chi fosse la sua famiglia, non un avvicinamento ma un tentativo di comprensione che migliorerà la sua condizione umana“.

Quanto alla vita, quella fuori dal grande schermo, be’ anche quella subirà forti smottamenti. “Quando ne usciremo, spero il prima possibile, le cose non torneranno come prima. Ci sarà più consapevolezza di quello che avevamo, di quello che possiamo permetterci e delle rinunce che dovremo fare. Magari pensando un po’ di più a chi resta su questo pianeta dopo di noi“.

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