due medici coronavirus

Sono oltre 4mila i contagiati fra medici, infermieri e operatori sanitari in Lombardia. È quanto emerge dal dossier regionale aggiornato al 27 marzo. Le strutture più colpite sono gli Spedali Civili di Brescia (448 contagi), gli ospedali di Bergamo Est, tra cui Alzano Lombardo e Seriate (435 casi), il San Raffaele di Milano e a seguire tutti gli altri. Il ministero della Salute, con la circolare del 3 marzo ha deciso di estendere i test a tutti gli operatori sanitari e assimilati a maggior rischio.

4mila contagiati: 76% donne

Stando a quanto riportato dal report della Regione Lombardia, fino ad una settimana fa i casi di Coronavirus nel personale sanitario avevano ormai superato le 4mila unità.

Di questi, più di 1.300 nella dirigenza medico-veterinaria. Stando alle statistiche, gli uomini sono più colpiti dal Coronavirus, ma la situazione è invertita per quanto riguarda la sanità lombarda. Il 76% degli infermieri e operatori sanitari contagiati negli ospedali della Lombardia infatti è femmina. Ciò si spiega con il fatto che in questo settore la concentrazione femminile è decisamente alta. Nel 28% dei casi, prosegue il dossier, erano presenti altre patologie, come malattie cardiovascolari o respiratorie.

Pochi fra i contagiati hanno avuto sintomi gravi.

Il picco dei contagi a marzo

Per quanto riguarda le tempistiche dei contagi, un dato interessante riguarda il fatto che alcuni hanno cominciato a star male perfino prima del paziente 1 di Codogno. La maggior parte dei contagi risale al mese di marzo. Il picco è stato individuato nella giornata del 10 marzo. Ciò combacia con l’arrivo sempre più numeroso di contagiati in ospedale, così il virus ha potuto circolare. Secondo quanto scritto dal Corriere della Sera, la giunta lombarda guidata da Attilio Fontana ha deciso di testare la presenza del virus solo sui sintomatici, mentre il personale sanitario richiedeva da settimane di sottoporsi ai tamponi per non diffondere inconsapevolmente il coronavirus.

Il 23 marzo la Regione Lombardia ha introdotto un’altra misura: monitoraggio a inizio turno per tutti gli operatori, con misurazione della febbre prima di entrare in reparto. Il tampone, dopo questa fase, era riservato solo a chi presentava almeno 37,5 gradi di febbre.

La nuova circolare ministeriale

Sebbene la circolare ministeriale sottolinei la necessità di eseguire i test sugli operatori sanitari e gli assimilati a maggiore rischio, non è al momento possibile effettuare test a tappeto.

Come ribadito anche dall’assessore alla Sanità Giulio Gallera in diverse occasioni, questi test andrebbero ripetuti più volte. E sono circa 500mila le persone che lavorano tra ospedali e strutture sanitarie assistenziali. Non ci sono abbastanza tamponi o reagenti per i laboratori per mettere in pratica una misura simile. È stata dunque stabilita una lista di soggetti da analizzare, in ordine di priorità. Medici, infermieri e Oss sono al terzo posto. Seguono i lavoratori asintomatici delle Rsa.

La circolare del ministero ha infine introdotto la possibilità di utilizzare laboratori mobili, per testare i pazienti direttamente dal finestrino delle proprie auto. In questo modo, il rischio di contagio sarebbe ridotto.

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