mani di donna che tengono un tablet, sullo sfondo lo schermo di un computer

Su Telegram esiste un universo costituito da 21 canali con 40mila partecipanti in cui ogni giorno avvengono atti di stupro virtuale, revenge porn e in cui, di fatto, si rovinano centinaia di vite.

Il network è stato scoperto e studiata da Wired, che ha messo in luce un sottobosco di oscenità che nasce a livello virtuale e finisce per avere conseguenze atroci di tipo estremamente reale.

Immagini private usate come merci di scambio

Nella chat di Telegram in cui si è infiltrato Wired sono presenti fidanzati lasciati e con scopi di vendetta, padri di figlie adolescenti e persone alla ricerca di una perversione sulla pelle di un’ignara sconosciuta, che si tratti di una bambina di 9 anni o una donna di 40.

Telegram supporta lo scambio di materiali e file pesanti, e questi lo sono sia a livello pratico che metaforico: sono circa 30mila i messaggi che vengono scambiati al giorno, in questo mercato nero del porno viaggiano selfie, nudi, dati personali e video che spesso nascono per rimanere privati (molti sono materiali ricevuti da ignare ex fidanzate) e che vengono usati per la gratificazione degli utenti.

Non solo: spesso le vittime di questi scambi vengono rese consapevoli di cosa sta succedendo alle loro spalle perché in chat cominciano a circolare i loro numeri di telefono, i contatti, gli indirizzi di casa e di lavoro. 

Le chat si ricreano in continuazione

Ovviamente, Telegram lavora per impedire la proliferazione di chat del genere, che però si ricreano con una velocità sconvolgente: basti pensare che nella chat, fissato in alto, ci sia un indirizzo ad un “gruppo di riserva”, opportunamente creato per aprire e far crescere un nuovo inferno, qualora quello esistente venisse eliminato.

Genitori che sfruttano le proprie figlie

L’atrocità tocca vette inimmaginabili quando in chat si leggono frasi di genitori pronti a mettere a disposizione le foto e i video delle figlie, ricevendo suon di complimenti. Persone che si nascondono dietro nickname, sfruttando la possibilità concessa dall’app di non identificarsi tramite numero di telefono. Alcuni arrivano a chiedere: “Come faccio a stuprare mia figlia senza farla piangere?”, ricevendo risposte e congratulazioni. Il sessismo dilaga dominante: “Tanto avrà voglia pure lei, ormai le ragazzine sono tutte talmente porche che si scoperebbero pure i padri…“.

Qui, il confine tra virtuale e reale si annulla del tutto: si parla di intenzioni (e forse azioni) che concernono la vita di persone, ignare di essere carne da macello, e che subiscono conseguenze vere. Alcune di loro si sono ritrovate a fronteggiare complicazioni enormi, ad essere stalkerizzate, a vedersi inviare le stesse immagini che, inconsapevolmente, avevano inviato in forma privata a qualcuno di cui si fidavano. 

Il revenge porn in Italia

Il revenge porn, in Italia, è reato dal 2019. Fatto scatenante che portò alla normativa sul revenge porn fu il suicidio di Tiziana Cantone, la giovane che decise di uccidersi perché non riusciva a superare il trauma di essere diventata oggetto di scherno sociale, dopo che alcuni video hot e privati di cui era protagonista erano stati diffusi senza il suo consenso.

Non si parla però di mero revenge porn, in questa situazione, ma di reale mercificazione della vita di qualcun altro. Poco più di un mese fa, il reato virtuale aveva fatto una mostruosa irruzione nella vita reale di una donna, la cui quotidianità era stata distrutta dopo che i suoi dati avevano cominciato a circolare online e lei era stata licenziata -per danno d’immagine- da uno dei due studi per cui lavorava, che era stato preso d’assalto da telefonate e richieste di contatti con la 40enne.

Niente, in quel caso come in molti altri, è rimasto su un mero livello astratto. Le conseguenze, oltretutto, sono tutte le volte molto più difficili da eliminare di quanto lo possa essere il file, inviato online, diffuso illecitamente.

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