fuori dall'ospedale un caso di coronavirus

L’ospedale di Udine all’avanguardia nella sperimentazione di un protocollo terapeutico con ozono su pazienti Covid-19. Un approccio al trattamento dei malati che, secondo quanto emerso, avrebbe dato dei risultati incoraggianti.

Covid-19: ozonoterapia a Udine

Solo uno dei 36 pazienti Covid-19 ricoverati all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine sarebbe stato intubato e avrebbe avuto necessità della terapia intensiva. Tutti sarebbero stati trattati con una terapia all’ozono che, allo stato attuale, non avrebbe evidenziato effetti collaterali.

È la notizia che emerge dalle dichiarazioni di Carlo Tascini, infettivologo direttore della clinica Malattie infettive, al TgR Rai del Friuli Venezia Giulia per spiegare la sperimentazione dell’ozonoterapia sulle persone colpite dal Coronavirus, protocollo che porta la firma di Antonio De Monte, direttore del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’Azienda sanitaria universitaria “Friuli centrale”.

Si tratta del primo approccio di questo tipo, in Italia, su pazienti Covid, frutto del lavoro delle due équipe, e avrebbe dato risultati incoraggianti secondo quanto riferito da Tascini. Il protocollo risulta ora sottoposto al vaglio del Comitato etico per la validazione.

In cosa consiste il trattamento

A spiegarlo è il direttore di Malattie infettive, Carlo Tascini: “Il sangue del paziente viene miscelato all’ozono e poi reinfuso, in volume di 200 cc.

Questa terapia – ha aggiunto al TgR FVG è stata utilizzata nei pazienti con polmonite da Covid non in terapia intensiva ma che erano ancora ricoverati in Malattie infettive“.

I pazienti che avevano sviluppato polmonite da Coronavirus, alcuni anche con insufficienza respiratoria grave, “sono stati trattati con ozonoterapia associata a terapie standard (antiretrovirale o idrossicloochina) per una volta al giorno, per 3 giorni“, ha dichiarato Tascini, aggiungendo che delle 36 persone trattate soltanto una sarebbe peggiorata e poi trasferita in terapia intensiva.

La cautela è d’obbligo, ma secondo quanto riferito dal professore “i primi segnali sono di una terapia che potrebbe essere efficace ma, ripeto, deve essere assolutamente confermata con uno studio prospettico“.

L’ipotesi sull’azione dell’ozono

L’ipotesi al vaglio degli specialisti è che “l’ozono riesca a modulare il sistema immunitario e a non far partire la risposta infiammatoria abnorme che determina i casi gravi di polmonite da Coronavirus“.

All’interno del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione del Santa Maria della Misericordia di Udine, diretto dal professor Amato De Monte, dunque, l’ozonoterapia sarebbe applicata in una fase precoce, cioè prima che i pazienti Covid-19 accedano alla terapia intensiva.

Questa terapia viene usata dal 1996, secondo quanto riportato da Repubblica che richiama le dichiarazioni di Amato De Monte: “Prima che scoppiasse il Coronavirus, all’ospedale di Udine era già stato approvato uno studio per adoperarla su pazienti con problematiche vascolari agli arti inferiori. So che in altri ospedali la si sta usando in Terapia intensiva. Avevamo cominciato da lì anche noi, ma sbagliando, perché ci siamo accorti che a quel punto era troppo tardi per l’importanza dei danni provocati ai polmoni“.

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