test, esami del sangue

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha formalmente chiesto informazioni ad un gruppo di cliniche private e laboratori di analisi di Roma. Le strutture sarebbero finite nel mirino dell’Antitrust per aver pubblicizzato l’offerta di test sierologici sul Covid-19 a prezzi considerati esorbitanti. L’iniziativa arriva dopo la segnalazione del Codacons, che negli scorsi giorni aveva denunciato la vendita dei test sierologici a prezzi che oscillavano tra i 130 e i 150 euro, fino ai 600 euro chiesti da alcune cliniche private.

L’intervento della Regione Lazio

I test sierologici vengono considerati molto importanti per l’avvio della cosiddetta fase 2 dell’emergenza coronavirus, perché permetteranno di capire, una volta messi a punto, chi ha sviluppato gli anticorpi alla malattia.

Per questo le associazioni dei consumatori si sono subito attivate per evitare possibili speculazioni. La stessa Regione Lazio aveva condiviso tali preoccupazioni, tanto da fornire una stima dei prezzi ritenuti accettabili per l’erogazione del servizio.

Con un’ordinanza dell’8 aprile, si comunicava che la tariffa dovesse essere di circa 20 euro per il test rapido da sangue capillare (una piccola puntura sul dito) e di circa 45 euro per il test sierologico con prelievo venoso, in maniera non dissimile dai costi sostenuti dal Servizio sanitario regionale.

Si capisce come i prezzi denunciati dal Condacons, anche di centinaia di euro, fossero molto difformi da queste cifre.

La decisione dell’Antitrust

L’Antitrust, facendo seguito alla comunicazione della Regione Lazio, ha chiesto alle strutture sanitarie interessate di chiarire la propria posizione. Secondo quanto si apprende dal comunicato stampa dell’Autorità, è stato richiesto in particolare di indicare la tipologia di test eseguiti, le modalità con cui i clienti sono informati su limiti e caratteristiche dei test e infine i prezzi per i quali vengono effettuati.

In caso si riscontrasse un’effettiva difformità tra i prezzi indicati dalla Regione Lazio e quelli praticati dalle strutture private, saranno sollecitate giustificazioni a supporto della differenza. Il Codacons si è detto molto soddisfatto per questa decisione: “Ora se l’Antitrust accerterà illeciti nei listini dei test praticati al pubblico – scrive l’associazione – tutti i laboratori dovranno restituire quanto versato dai cittadini che si sono sottoposti agli esami”.

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