Alfonso Bonafede

Il ministro della Giustizia replica duramente all’intervento del magistrato Nino Di Matteo a Non è l’Arena di Giletti, alle rivelazioni secondo cui Bonafede gli avrebbe proposto la guida del Dap salvo poi fare dietrofront e virare sulla nomina di Francesco Basentini (oggi fresco di dimissioni). Sullo sfondo, un alone di ombre insinuatosi tra le righe di quanto riferito dal pm in trasmissione: “Bonafede mi propose il Dap, ma ci ripensò o qualcuno lo indusse a ripensarci“. Parole a cui il Guardasigilli ha deciso di rispondere in diretta tv e su Facebook.

Bonafede replica a Di Matteo: “Ipotesi infamante

Sono trascorse poche ore dalle clamorose rivelazioni di Nino Di Matteo sulla sua presunta nomina saltata, nel 2018, al vertice del Dap (Dipartimento di amministrazione penitenziaria).

Il magistrato antimafia e membro del Csm ha parlato di un “ripensamento”, autonomo o indotto, da parte del ministro della Giustizia che, all’epoca, gli avrebbe offerto l’incarico per poi virare su un altro nome, quello di Francesco Basentini (dimessosi nel 2020, dopo le polemiche sulle scarcerazioni dei boss durante l’emergenza Coronavirus).

Nel corso del suo intervento a Non è l’Arena, Di Matteo ha parlato dell’allora contestuale esistenza di presunte pressioni contro la sua nomina da parte di boss detenuti, cornice che Alfonso Bonafede ha rigettato con forza.

Queste le dichiarazioni del pm al format di Giletti: “Venni raggiunto da una telefonata del ministro Bonafede, il quale mi chiese se ero disponibile ad accettare il ruolo di capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria o in alternativa quello di direttore degli Affari penali (…). Nel frattempo alcune informazioni che il Gom della polizia penitenziaria aveva trasmesso alla procura antimafia e anche al Dap avevano descritto la reazione di importantissimi capi mafia che dicevano ‘Se nominano Di Matteo è la fine’.

Andai a trovare il ministro dicendo che avevo deciso di accettare l’incarico al Dap, ma improvvisamente il ministro mi disse che sostanzialmente ci aveva ripensato e nel frattempo avevano pensato di nominare il dottor Basentini (…)“.

Dopo una telefonata in diretta, la replica del Guardasigilli, che ha liquidato come “vergognoso” il dibattito andato in onda, non si è fatta attendere nemmeno su Facebook: “Nella trasmissione televisiva ‘Non è l’Arena’, si è tentato di far intendere che la mancata nomina, due anni fa, del dottor Nino Di Matteo, magistrato antimafia e attuale membro del Csm, quale Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) fosse dipesa da alcune esternazioni in carcere di mafiosi detenuti che temevano la sua nomina.

L’idea trapelata nel vergognoso dibattito di oggi, secondo cui mi sarei lasciato condizionare dalle parole pronunciate in carcere da qualche boss mafioso è un’ipotesi tanto infamante quanto infondata e assurda (…)“.

Post di Alfonso Bonafede su Facebook
Post di Alfonso Bonafede su Facebook – Fonte: Facebook/Alfonso Bonafede

La versione del ministro e il magistrato che non torna indietro

Bonafede ha dichiarato che, a prova della sua versione dei fatti, vi sarebbe il fatto che il Ministero fosse già a conoscenza delle intercettazioni dei boss contrari alla nomina di Di Matteo quando decise di contattarlo per la proposta di incarico.

Non solo – ha aggiunto il ministro nel lungo sfogo via Facebook –. Furono oggetto di specifica conversazione in occasione della prima telefonata con cui, il 18 giugno 2018, proposi al dottor Di Matteo, in piena consapevolezza di ciò che questo rappresentava, di valutare la possibilità di entrare nella squadra che stavo costruendo per il ministero della Giustizia. D’altronde, se mi fossi lasciato influenzare dalle reazioni dei mafiosi non avrei certo chiamato io il dott.

Di Matteo per valutare con lui la possibilità di collaborare in una posizione di rilievo“.

Bonafede ha sottolineato di aver sempre agito contro le mafie, ricalcando gli interventi messi in campo dalla sua politicacon riforme come quella che ho sostenuto in Parlamento sul voto di scambio politico-mafioso; con la Legge c.d. “Spazzacorrotti”; con la mia firma su circa 686 provvedimenti di cui al 41 bis e con l’ultimo decreto legge che, dopo le scarcerazioni di alcuni boss, impone ai Tribunali di Sorveglianza di consultare la Direzione nazionale e le Direzioni distrettuali antimafia su ogni richiesta di scarcerazione per motivi di salute di esponenti della criminalità organizzata“.

Ma il magistrato non torna indietro rispetto a quanto affermato durante la trasmissione di La7, come già precisato allo stesso conduttore: “Sto raccontando un fatto che penso il ministro non potrebbe smentire. Fu una precisa proposta a cui avevo aderito. (…) Ci aveva ripensato o forse qualcuno lo aveva indotto a ripensarci“.