I mezzi militari portano via le bare con i morti a Bergamo. Nella provincia 88 morti in un giorno, più di 5mila casi totali di Coronavirus. Il sindaco Gori preoccupato :

Tommaso è uno dei militari impegnati nel trasporto dei feretri di Bergamo durante l’emergenza Coronavirus, e ha scelto di ricordare quei drammatici momenti con un intenso post su Facebook. È un racconto che entra prepotentemente nella cronaca della lotta tra l’umanità e l’epidemia, con la stessa forza delle immagini che, dalla Lombardia, hanno fatto il giro del mondo: colonne di mezzi dell’Esercito con il loro carico di vittime, di lacrime, di sogni spezzati consegnati alla cruda storia dei giorni nostri.

Le parole del militare che trasportò le bare di Bergamo

Si chiama Tommaso Chessa, è un militare sardo e ha lavorato al trasferimento delle bare di Bergamo negli interminabili giorni della fase più acuta dell’emergenza Coronavirus.

Un compito durissimo, fatto di fatica e dolore, in un faccia a faccia spietato e senza filtri con l’entità devastante della battaglia contro il Sars-CoV-2, cristallizzato nelle immagini delle colonne di mezzi dell’Esercito in uscita dalla città tra le più colpite dall’epidemia. Con un lungo post su Facebook prima dell’avvio della cosiddetta “fase 2”, il militare ripercorre le tappe emotive di quanto vissuto in prima persona.

Forse la gente non si rende conto, non ha materialmente avuto il tempo di percepire la realtà! Essere alla guida di un camion, una giornata qualunque dove il pensiero ti porta oltre la tua quotidianità. Tu guidi, scambi due chiacchiere con il collega alla parte opposta della cabina, ma quando per forza di cose, per un istante il silenzio rompe tua routine, il tuo pensiero si posa su di loro, realizzi che dentro quel camion non siamo in due, ma in sette…. cinque dei quali affrontano il loro ultimo viaggio… e si….

l’ultimo…. ti rendi conto di essere la persona sbagliata, o meglio, qualcuno doveva essere al posto tuo ma purtroppo non può… tocca a te…. ed è li che sentì addosso quella grande responsabilità, qualcosa che ti preme dentro, ogni buca, ogni avvallamento sembra una mancanza di rispetto nei loro confronti“.

Il racconto di Tommaso Chessa prosegue, e si fa sempre più profondo: “Poi arrivi lì alla fine del tuo viaggio, dove ti ritrovi ad abbandonare “il tuo carico”, oramai fa parte di te, come se ti togliessero una parte di cuore, ed è li che cerchi di capire l’identità del tuo compagno di viaggio… cosa difficilissima (…)“.

Il militare si è occupato del trasferimento di 8 feretri, ma solo di una persona sarebbe riuscito a risalire all’identità: “Il Signor Guerra classe 1938. Pagherei oro per conoscere tutti i parenti delle otto persone e potergli dire che nonostante il contesto non avrebbero potuto fare un viaggio migliore…“.

L’appello: “Abbiate buon senso

Nel messaggio affidato al suo profilo Facebook, il militare sardo lancia anche un appello alla prudenza e al rispetto degli altri: “La cosa che mi dispiace di più, nonostante questo, amici e famigliari, continuano a non rendersi conto che tutto questo non è uno scherzo, la gente muore, chi non muore soffre, facile dire qua non siamo a Bergamo… Bene, abbiate la coscienza ed il buon senso di tutelare i nostri cari che hanno la fortuna di vivere in posti più sicuri, ma non dimenticate che sbagliare è un attimo…
Spero un giorno di poter conoscere i cari dei miei compagni del loro ultimo viaggio, ma se cosi non fosse sappiano che c’ho messo l’anima!

“.

Post di Tommaso Chessa su Facebook
Post di Tommaso Chessa su Facebook – Fonte: Facebook/Tommaso Chessa

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