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Un rapimento lungo 18 mesi, poi l’alba della liberazione e il ritorno a casa, nella sua Milano, sotto le vesti di Aisha: è così che Silvia Romano ha deciso di chiamarsi dopo la conversione all’Islam, religione che sostiene di aver abbracciato liberamente durante la prigionia. Un nome che affonda le radici nelle profondità delle fede musulmana.

Aisha: il nome scelto da Silvia Romano

Nella cornice del ritorno alla libertà di Silvia Romano si innestano varie ipotesi sulla sua conversione all’Islam. La cooperante italiana rapita nel 2018 in Kenya e nelle mani dei carcerieri per 18 mesi, poi ritrovata in Somalia, avrebbe sostenuto di aver abbracciato la religione musulmana senza costrizioni.

Una decisione maturata nel contesto di una prigionia senza violenze, secondo quanto riportato dalla 25enne, in antitesi con l’ipotesi, balzata in testa alle cronache delle ore successive alla sua liberazione, che sia vittima della cosiddetta “Sindrome di Stoccolma” e che quindi, in quale modo, la condizione psicologica indotta dal sequestro possa aver spinto verso questo orizzonte. 

Dopo l’epilogo positivo della vicenda, è emerso che Silvia Romano ha scelto il nome Aisha dopo essersi convertita.

Cosa significa? La domanda è comune a tante persone che hanno incrociato il racconto della giovane volontaria attraverso pagine di giornale, web e televisione, e la risposta affonda le radici nelle profondità della fede musulmana.

Il suo significato è “viva”, e questo, riporta Adnkronos, era il nome della seconda moglie di Maometto, Aisha bint Abi Bakr, figlia del primo califfo Abu Bakr che il Profeta avrebbe sposato dopo la morte della prima consorte Khadija.

La moglie preferita del Profeta Maometto

Il nome di Aisha sarebbe uno dei più usati tra i musulmani.

Stando a quanto riportato da Adnkronos, ci sarebbero ancora dei dubbi relativi all’età in cui sarebbe diventata moglie del Profeta, la sua preferita.

Secondo alcuni hadith (racconti di vita di Maometto), al momento del matrimonio avrebbe avuto tra i 6 e i 7 anni, ma questo dato costituirebbe materia di costante discussione tra gli studiosi.

Fino alla morte, nel 632 d.C., Aisha sarebbe rimasta al fianco del Profeta, assumendo un ruolo che si dice fosse di notevole influenza nella vita di Maometto.

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