Silvia Romano insieme ai bimbi in Africa

Il nome di Silvia Romano è scolpito nella mente di tutti da quel tragico 20 novembre 2018, quando la notizia del suo rapimento arrivò in Italia portando con se una coltre di gelo.

Freddo e buio hanno stretto la famiglia e tutti coloro che Silvia l’hanno conosciuta e le hanno voluto bene per 16 mesi fino al 9 maggio. Un tempo infinito scandito solo dal silenzio di tante domande rimaste senza risposta. Una storia che sembrava essere segnata dal più drammatico degli epilogo: Dov’è Silvia? Sta bene? È viva? È morta? Che cosa le è successo?

Poi la notizia che ha cambiato tutti i pronostici e l’annuncio che non solo era viva ma che era stata liberata e che presto sarebbe tornata a casa. Ripercorriamo insieme la storia di Silvia Romano dalla partenza al rapimento e alla liberazione.

Chi è Silvia Romano?

Giovane 25enne milanese, Silvia era partita per l’Africa per realizzare il suo sogno e mettere a frutto gli anni di studi e sacrifici: aiutare i bambini vittime innocenti di un mondo che li ha lasciati indietro. Chi ha avuto l’occasione di conoscerla, ha definito Silvia come una ragazza solare, una persona responsabile, portata per stare come i bambini e ad aiutare la gente… Una sognatrice che sperava di dare una mano a chi ne aveva bisogno.

Un’anima buona insomma come si può intuire dal suo sorriso caratteristico in ogni foto pubblicata sul suo profilo social.

Silvia Romano nel giorno della sua laurea

Silvia Romano si era laureata nel febbraio del 2018 in una scuola per mediatori linguistici, una tesi la sua, su un tema complicato la tratta di esseri umani. Dopo la laurea aveva iniziato a lavorare in una palestra milanese, la Pro Patria 1883 e poi alla Zero Gravity dove lavorava principalmente con i bambini.

A settembre la decisione di partire per il Kenya, come riferisce AGI, uno dei responsabili della Zero Gravity ricorda il loro saluto: “Prima di ripartire per l’Africa è venuta a salutare, era contenta di tornare ad aiutare i ragazzini in Kenya”.

La prima missione in Africa

Silvia Romano aveva dunque deciso di tornare in Africa, era già stata pochi mesi prima a Likoni, nella contea di Kifili, vicino Malindi, nella zona costiera del Kenya, dove aveva lavorato sempre con i bambini e gli orfani.

Un’esperienza che l’aveva profondamente toccata, al punto da lanciare una raccolta fondi per permettere lavori di ampliamento della struttura ospitante i piccoli, sita nei pressi della discarica di Mombasa (zona ad alto rischio per la salute).

A settembre 2018 la partenza con la onlus di Fano Africa Milele, per iniziare un progetto sempre con i bambini in una zona definita, dai più, pericolosa.

La raccolta fondi lanciata da Silvia Romano per i bambini orfani

Il rapimento di Silvia Romano

Arriviamo dunque al 20 novembre 2018. Siamo nel lasso di tempo che intercorre tra le 19.30 e le 20 di sera, un gruppo armato composto da 8 criminali irrompe nel villaggio di Chakama puntando dritti all’alloggio di Silvia Romano.

Qualcuno si frappone, un bambino resta ferito da un colpo d’arma da fuoco, sono momenti agitati e convulsi. Una volta trovata la cooperante italiana l’hanno tramortita con uno schiaffo e l’hanno trascinata fuori per poi fuggire. A quel punto di Silvia non si è più saputo niente.

Tre degli otto uomini del commando, Moses Luwali Chembe, Abdalla Gabada Wario e Adam Omar sono stati arrestati. Da qui l’apertura di una prima pista, la fuga e la “vendita” di Silvia Romano al gruppo terroristico di matrice Jihadista somalo Al Shabaab.

Sul perché sia stata rapita, sono tante le versioni, tra queste c’è anche la denuncia di un caso di pedofilia.

Cosa è successo negli ultimi 16 mesi

Quanto accaduto a Silvia Romano è ancora nebuloso, ma alcune delle indiscrezioni sembrano aver trovato conferma da quanto trapelato nelle ore successive al rilascio. Dopo essere stata nelle mani di alcuni rapitori locali, probabilmente nella foresta di Boni (nota per essere nascondiglio di criminali e terroristi) Silvia è stata venduta ad Al Shabaad e portata in Somalia. Lì è stata tenuta prigioniera in alcune grotte, insieme ad altre persone la cui identità e nazionalità non è stata rivelata.

Durante la prigionia è stata sottoposta a continue pressioni psicologiche, costretta a convertirsi e a sposare uno dei suoi rapitori.

Le indagini in collaborazione tra Kenya, Italia e Turchia hanno portato alla liberazione della giovane dopo mesi di trattative concrete iniziate lo scorso gennaio, dopo un video in cui la stessa Silvia confermava la sua identità e il suo stato di salute. Infine l’annuncio del Presidente del Consiglio Conte: “Volevo darvi una buona notizia. Silvia Romano è libera. Lo Stato non lascia indietro nessuno. Un abbraccio alla sua famiglia.E un grazie alla nostra intelligence, all’Aise in particolare, alla Farnesina e a tutti coloro che ci hanno lavorato“.

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