il pancione di una donna

Un anno fa l’Italia veniva a conoscenza di un fatto di cronaca da Prato che, in qualche modo, sconvolse per via dell’età e dei risvolti delle persone coinvolte. Una operatrice socio-sanitaria e insegnante di ripetizioni venne denunciata per violenza sessuale su un 14enne, del quale rimase anche incinta. Il caso ha ricevuto parecchia attenzione mediatica, così come il processo che si sta tenendo in questi giorni.

Accusata di violenza sessuale su minore

La vicenda dall’insegnante di ripetizioni di Prato ha conquistato più volte le pagine dei giornali. I fatti risalgono a inizio marzo 2019, ma i rapporti tra la 32enne e il giovane andavano avanti già da prima, almeno da inizio 2018.

Tanto che, appunto, la “prof” aveva anche avuto un figlio dall’allievo 14enne nell’ottobre di quell’anno. Stando a quanto aveva raccontato il giovane l’anno scorso, i primi approcci avvennero durante alcune ripetizioni a casa dell’allora 13enne. In assenza dei genitori, la donna avrebbe spinto il ragazzo ad avere rapporti sessuali.

La paternità del bambino nato da quei rapporti non sarebbe mai stata nascosta dalla donna, ed è questo ciò che ha spinto i genitori del ragazzo a sporgere denuncia.

La donna sottoposta a perizia psichiatrica

Dopo la denuncia e l’indagine che ne è scaturita, lo scorso settembre è stata anche richiesta una perizia psichiatrica nei confronti dell’operatrice e insegnante di recupero privata. Lo scandalo infatti ha anche riguardato altri aspetti del loro rapporto: sono emersi numerosi e continui messaggi da parte della donna al giovane 14enne; inoltre, per forzarlo a continuare i rapporti la donna avrebbe usato il bambino come “strumento di ricatto”.

La Procura chiede 7 anni di carcere

Mesi dopo, il processo contro la prof di Prato è entrato nel vivo.

Stando a quanto riporta Adnkronos, a seguito delle indagini portate avanti dai pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, la Procura della provincia toscana avrebbe chiesto 7 anni di carcere per l’insegnante di ripetizioni. La donna è accusata di atti sessuali e violenza sessuale su minori.

Assieme alla donna è accusato anche il marito, che aveva dichiarato che il figlio avuto dalla donna a fine 2018 fosse il suo. Fatto smentito dal test di paternità, che ha così portato ad un’accusa per alterazione di stato nei confronti dell’uomo.

Ora rischia fino a 2 anni di carcere. La difesa, riferisce Adnkronos, ha chiesto l’assoluzione piena per la prof: nei prossimi giorni è attesa la sentenza e un primo punto su questa vicenda.

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