donna incinta

Il Tribunale del Riesame di Firenze ha deciso: non saranno revocati i domiciliari alla donna di 31 anni di Prato accusata di violenza su minore per aver avuto rapporti sessuali con un ragazzo di 13 anni (all’epoca), suo allievo di ripetizioni.

Secondo il tribunale, la donna avrebbe “cercato la gravidanza” per poter poi usare il figlio come strumento di coercizione. La donna rimarrà ai domiciliari, in attesa di un processo.

Bambino “usato come strumento di ricatto”

A diffondere la notizia della decisione del riesame è il quotidiano La Nazione. A quanto pare, le indagini avrebbero permesso di arrivare alla conclusione che la donna avrebbe appositamente cercato di rimanere incinta per poter poi, con il bambino, esercitare un potere coercitivo sul ragazzo, per il quale la donna provava un forte sentimento.

Leggiamo infatti nelle motivazioni che il neonato “è stato usato come strumento di ricatto per continuare la frequentazione e i rapporti sessuali”.

Il bambino è poi effettivamente stato concepito ed è nato diversi mesi fa. Il marito della donna ha riconosciuto il bambino (è ancora da capire il rapporto tra l’uomo e la donna e appurare a che livello lui fosse consapevole di non essere il padre).

Il ragazzo non era consapevole di quel che accadeva

Nelle motivazioni del provvedimento del Riesame leggiamo che “appare certo che al primo rapporto il ragazzo non aveva ancora 14 anni”.

Secondo il Riesame, oltretutto, la donna non si dimostrerebbe ancora consapevole della gravità di quello che ha fatto. Il ragazzino, in fase d’interrogatorio, aveva spiegato come all’epoca del primo rapporto non fosse consapevole di quello che stava accadendo: “Una volta avevo mal di testa o ero stanco, ora non ricordo con esattezza, e mi sono sdraiato sul letto. Mi sono addormentato e quando mi sono svegliato lei era sopra di me. Non mi sono neppure accorto che era la mia prima volta.

Avevo l’ormone del tredicenne”.