alex zanardi in primo piano

Un grande campione, una leggenda, un semplice uomo: i 3 volti di Alessandro Zanardi che però, per tutti, è solamente Alex. Dalle origini bolognesi alla carriera nel mondo dell’automobilismo; il drammatico incidente che ha cambiato la sua vita e la metamorfica rinascita. Dalla moglie Daniela al dramma del 2001: tutto sulla vita del campione ora ricoverato in gravissime condizioni a seguito di un incidente a bordo della sua handbike.

Alex Zanardi: le origini bolognesi e la passione per il CART

Il primo kart lo ha ricevuto dal padre quando aveva solamente 14 anni, un incontro con le ruote che fece scoccare immediatamente l’amore e la passione per l’automobilismo.

Nato nel 1966 a Bologna, il sangue della Formula Uno ha sempre corso nelle sue vene. Dai giorni in cui lo chiamavano Parigino all’Alex Zanardi che tutti conosciamo però, di tempo ne è trascorso.

Il successo, a bordo del kart, arrivò quasi subito, dal 1984: i primi con la casacca di Achille Parrilla con il quale conquistò nell’85 il titolo italiano portando a casa solamente vittorie eccetto una sola sconfitta. Nel 1987 poi, la vittoria del campionato europeo nella categoria 135cc con la gara di Göteborg.

Nell’88 l’approdo e debutto nella F3 italiana con risultati al principio non entusiasmanti come quelli alla guida del kart. Nel 1991 il passaggio alla Formula 3000 con una Reynard e la vittoria a Vallelunga e al Mugello. Una guida convincente quella di Zanardi che proprio nel 1991 venne notata da Eddie Jordan che si trovava alla disperata ricerca di un pilota che potesse sostituire nientemeno che Michael Schumacher. Zanardi però venne poi chiamato successivamente a sostituire Moreno.

La carriera tra CART e Formula 1

Seconda guida per la Lotus nel 1993 ma nonostante le prime ottime prestazioni, la carriera proseguiva in maniera altalenante sfociato con il successivo abbandono della Formula Uno. Senza contratto, nel 1995, Zanardi si cimenta per qualche tempo come istruttore prima di una chiamata a Rick Gorne, l’allora direttore commerciale della Reynard, con l’intenzione di passare al vaglio nuove posizioni come pilota ma in categorie minori.

Una chiamata cruciale che sigillò il suo passaggio alla Formula CART con alcuni primi discreti successi nella categoria GT3.

Nel 1999, Zanardi ritorna nell’ambiente che si era lasciato alle spalle, quello della Formula Uno con la Williams. Anche in questo caso però, la Formula Uno non fu altro che un’altra breve parentesi. È il 2000 quando Zanardi decide infatti di tornare negli Stati Uniti per alcuni test e partecipare, successivamente, al Rally di Monza. Ritornato nel mondo della CART, la carriera di Zanardi procede tra alti bassi, costellata da alcune difficoltà a livello tecnico e strategico.

L’incontro con Daniela e la nascita del figlio Niccolò

Mentre la sua carriera nel mondo dell’automobilismo avanza, anche l’amore fa irruzione nella vita di Zanardi, suggellato con il matrimonio nel 1996 con la sua Daniela, anche lei appassionata di quattro ruote.

Un amore da cui è nato successivamente il figlio Niccolò. “Mio padre, Alex Zanardi, tutti dicono sia un esempio di vita come sportivo. Non penso sia così, lui è un esempio di vita come padre“, ha scritto proprio il figlio Niccolò in un post Instagram datato 2015.

Niccolò Zanardi e il padre Alex
Niccolò Zanardi e il papà Alex Zanardi in vecchio post Instagram del ragazzo. Fonte. Instagram

Il drammatico incidente nel 2001 e l’amputazione delle gambe

La carriera da pilota di Alex Zanardi però, subisce un arresto nel 2001, precisamente il 15 settembre quando, durante la tappa del campionato europeo a Lausitzring, rimane vittima di un gravissimo incidente.

Una gara che lo vide partire 22esimo e protagonista di un’incredibile rimonta ma giunto al primo posto, la gara per Zanardi finì dopo l’ultima sosta nel box. Perso il controllo della vettura, Zanardi si trovò al centro della pista dopo un violento testacoda mentre sopraggiungevo ad altissima velocità Carpentier e Tagliani. Se Carpentier riuscì ad evitarlo, lo stesso non fu per Tagliani con il quale l’impatto fu devastante.

Sospesa la gara e chiamati i soccorsi, le condizioni di Alex Zanardi parvero ai medici fin da subito disperate e venne trasferito con urgenza in ospedale.

Già però sulla pista fu possibile notare ai medici come, a causa dell’impatto, le lamiere dell’autovettura avessero di fatto amputato le gambe del pilota a rischio dissanguamento. Condizioni disperate quelle di Zanardi che ricevette l’estrema unzione prima di essere trasferito a Berlino dove rimase in coma per lunghi giorni. 15 le operazioni, 6 le settimane di ricovero e poi la riabilitazione fisica ma soprattutto morale a seguito di un incidente che lo aveva visto sopravvissuto più per miracolo che per ragione.

Guarda il video:

L’incidente raccontatogli dalla moglie Daniela

Sono stato anche oggetto di studi perché sono sopravvissuto – raccontava Zanardi a La Stampa nel 2019, parlando dell’incidente – con meno di un litro di sangue in corpo per 50 minuti“.

Un incidente che gli ha cambiato la vita ma anche la sua stessa visione: “Ognuno di noi ha il proprio modo di reagire, che quasi sempre sorprende anche noi: me l’avessero detto prima, magari avrei pensato che mi sarei ammazzato, cosa che poi non mi è venuta in mente. Il mio caso non è l’unico e non è nemmeno raro. Forza e resistenza, a loro livello massimo, alla mia età, ce le ho già alle spalle… posso solo pensare di perdere il meno possibile con l’allenamento e un giusto stile di vita“.

In più occasioni fu lo stesso Zanardi a raccontare anche come, del suo incidente e di quello che accadde, fu a postumi la moglie Daniela a raccontarglielo.

Il ritorno simbolico sulla pista dell’incidente

Mai sconfitto, auto ironico e coraggioso, nonostante le sue gambe non ci fossero più, Zanardi non ha mai smesso di correre dietro alla vita, un’esistenza che ha divorato passo passo a partire da quella pista che la vita aveva rischiato di spazzargliela via.

Nel 2003 infatti, Zanardi tornò simbolicamente sulla pista dell’incidente, percorrendo quei 13 km che non era riuscito a divorare nel 2001, portando a termine il circuito prendendosi la sua rivincita. Nonostante le condizioni fisiche, il coraggio e lo spirito lo aiutarono a superare le difficoltà e le paure portandolo a sedersi nuovamente sul sedile da pilota nel 2005, conquistando il campionato Italiano Superturismo.

Il paraciclismo e la televisione

Dal 2001, protesi alle gambe e sorriso in viso, Zanardi ha iniziato a partecipare a numerose competizioni per atleti disabili mostrando anche qui la sua forza. Mai abbandonato la passione per le ruote, è stato il paraciclismo il suo nuovo mondo dove è riuscito a conquistare i premi più ambiti e importanti a bordo della handbike.

Di pari passo alla sua carriera sportiva, la carriera televisiva come personaggio influente e positivo, d’insegnamento al timone di E se domani e di Sfide.