personale sanitario combatte il coronavirus

L’Italia non ne è uscita, c’è il rischio di nuove chiusure, avverte Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia dell’Università di Padova. Il virus sta continuando a circolare nel nostro Paese, come dimostrano i 10 nuovi focolai scoppiati negli ultimi giorni, con i due più estesi a Mondragone (Caserta) e Bologna. L’esperto raccomanda massima cautela e invita a non abbassare la guardia. Il direttore Crisanti ha spiegato a Repubblica che ci si aspettava, dopo la prima ondata, l’arrivo di nuovi focolai. Per questo motivo, “la chiusura deve essere tempestiva”, afferma perentorio.

Perché “il virus circola rapidamente”.

Alta tensione a Mondragone

Da lunedì a Mondragone è scattata la zona rossa e la tensione ha cominciato a salire. Nei palazzi ex Cirio, 730 persone hanno fatto il tampone. Ne sono risultati almeno 43 positivi, scrive l’Ansa, diffusi soprattutto nella comunità bulgara della zona. Mondragone è diventata così teatro di tensioni. 4 bulgari positivi hanno violato la zona rossa, ma fortunatamente sono stati rintracciati. Altri 7 o 8 sembrerebbero scomparsi. Un padre di famiglia italiano è entrato e uscito dalla zona rossa, per poi essere fermato dai militari a presidio dei palazzi ex Cirio.

Infine, ieri notte ha preso fuoco un furgoncino, pare a causa di una bottiglia incendiaria. Intanto, nelle piazze Falcone e Crocelle la Asl ha realizzato due postazioni per chi volesse volontariamente e gratuitamente sottoporsi ai test. Il sindaco di Mondragone Virgilio Pacifico ha invitato i suoi concittadini a presentarsi.

Bologna: si valuta chiusura Bartolini

Altri 27 positivi allungano la lista del focolaio di Bologna scoppiato nel centro Bartolini Corriere Espresso. Sono così già 91 le persone risultate postive ai tamponi a tappeto effettuati tra dipendenti e familiari.

Si valuta pertanto in queste ore la chiusura della ditta. I sindacati chiedono la sospensione dell’attività, una decisione che spetterà all’Azienda Usl che sta monitorando la situazione con i controlli a “cerchi concentrici”: dai dipendenti alle famiglie a tutte le conoscenze dei positivi.

10 nuovi focolai in Italia

Per quanto continuino ad aumentare i guariti, negli ultimi giorni abbiamo quindi assistito allo scoppio di 10 nuovi focolai in tutto il territorio nazionale. Oltre quelli di Mondragone e Bologna, spicca quello a Porto Empedocle (Agrigento), con 28 casi dovuti al focolaio scoppiato sulla nave Sea Watch.

I restanti: Palmi (Reggio Calabria), Bolzano, Como, Roma, Alessandria, Montecchio (Reggio Emilia) e le province di Prato e Pistoia. Il professor Crisanti, alla luce di questi ultimi dati, punta il dito contro i “messaggi contraddittori dei politici, che non hanno dato il buon esempio”. Ora che il virus fa meno paura e gli italiani hanno ritrovato un po’ della serenità pre-Covid, non bisogna comunque prendere sottogamba la situazione. “Il virus circola ed esiste un certo livello di rischio, sottolinea il professore. A dimostrarlo, sono i numeri delle ultime ore.

259 nuovi casi, ancora 30 morti

La malattia circola, in un giorno ci sono stati 180 mila casi. Chi non ha fatto il lockdown ha problemi. Basta vedere la Svezia. Oppure il Brasile, dove sta succedendo un disastro non paragonabile alla situazione italiana. Lì il problema è che troppe persone non hanno il medico”, afferma Crisanti a Repubblica. Fortunatamente, la situazione nel nostro Paese non è neanche lontanamente grave come in Brasile e in altri Stati del mondo nell’occhio del ciclone coronavirus. Ma i numeri non devono esser presi sottogamba. Stando all’ultimo bollettino della Protezione Civile, il 26 giugno si sono registrati 259 nuovi casi di Covid-19, portando a 17.638 le persone attualmente positive nel nostro Paese.

Di queste, 1.356 si trovano ricoverate con sintomi, 105 sono in terapia intensiva e le rimanenti 16.177 al momento si trovano in isolamento domiciliare. I morti ieri son stati 30, per un totale di 34.708 dall’inizio della pandemia.

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