Medici con mascherina per il coronavirus in ospedale

Peter Piot è un microbiologo belga che da anni combatte con alcuni dei virus più letali al mondo. Diventato famoso a soli 27 anni per aver fatto parte del team che scoprì l’Ebola nel 1976, è stato successivamente uno dei pionieri della ricerca contro l’Aids. Attualmente è direttore della London School of Hygiene and Tropical Medicine e consulente speciale della Commissione Europea per quanto riguarda il coronavirus.

Secondo lo studioso, l’epidemia è destinata cambiare le nostre vite e non solo nell’immediato: “La verità è che siamo solo all’inizio di questa pandemia – ha dichiarato in un’intervista a Horizon, la rivista di scienza e innovazione dell’Unione Europea – Fino a quando ci saranno persone che potranno essere contagiate, il virus sarà molto felice di farlo, perché ha bisogno delle nostre cellule per sopravvivere”.

Più di una semplice influenza

Nonostante lavori ormai da 40anni in questo campo, Peter Piot non aveva mai contratto alcun virus. Il primo a colpirlo è stato proprio il Covid-19, che ha cambiato la sua percezione di quanto stava accadendo: “La mia esperienza mi ha insegnato che il Covid-19 è più di una semplice influenza o qualcosa di più del fatto che l’1% va in terapia intensiva e muore: c’è molto altro in mezzo a questi due estremi”.

In mezzo a questi due estremi, racconta ancora lo studioso, c’è una moltitudine di persone che, seppur colpite in maniera meno rilevane, si troveranno comunque a lottare con le conseguenze lasciate dalla malattia: “Il fatto è che non è un problema di ‘influenza o terapia intensiva’. Ci saranno molte persone con condizioni croniche”.

La seconda ondata di Coronavirus

Peter Piot ha impiegato circa tre mesi per riprendersi dall’infezione ed ora ritornato al lavoro con un’ancora maggiore fermezza.

È convinto che si debba fare molta attenzione all’evoluzione della curva epidemica, specialmente ora che vari Paesi stanno allentando le misure restrittive: “Dobbiamo prepararci per la cosiddetta seconda ondata. Spero non sia uno tsunami, ma sia più simile ai focolai che già stiamo vedendo, come per esempio in Germania e in Corea”.

La pandemia potrebbe durare alcuni anni

Non c’è del resto molto spazio per l’ottimismo nell’analisi dello scienziato, perché anche un possibile vaccino potrebbe non essere pienamente risolutivo: “Non ho la sfera di cristallo, ma la pandemia potrebbe durare alcuni anni; direi che nel breve o medio periodo un vaccino potrebbe fare un’enorme differenza, sebbene dubito che potrà essere un vaccino efficace al 100%”.

La capacità del vaccino di proteggere dalla trasmissione del virus, oppure di evitare l’insorgenza delle forme più gravi della patologia, è ancora un capitolo tutto da scrivere. In questa storia, a fare la differenza alla fine potrebbero essere i comportamenti individuali: “Credo ancora che senza un vaccino sarà estremamente complicato ritornare ad una normale società – conclude Peter Piot nell’intervista a Horizon In aggiunta a questo vaccino c’è bisogno di grandi cambiamenti a livello comportamentale”.

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