Valentina Pitzalis

La vicenda di Valentina Pitzalis, rimasta sfigurata nel rogo del 2011 a Bacu Abis, in Sardegna, continua ad essere fonte di polemiche. I familiari dell’ex marito, morto nell’incendio, sostengono che ad appiccare il fuoco sia stata proprio la donna, per coprire le prove del delitto. Queste pesanti accuse di omicidio hanno portato ad un’indagine e, lo scorso giugno, ad una richiesta di archiviazione da parte dalla Procura di Cagliari. Dagli atti dell’indagine emerge ora che Valentina Pitzalis sarebbe stata intercettata per mesi, senza che tutto ciò abbia condotto ad alcuna prova della sua colpevolezza.

Intercettata per sei mesi

Secondo quanto riportato su The Post Internazionale da Selvaggia Lucarelli le intercettazioni a carico di Valentina Pitzalis sarebbero durate per i primi sei mesi del 2019. Nel mirino degli investigatori circa dieci utenze telefoniche, riconducibili, oltre che alla donna, anche alla madre, al padre e alla sorella. A tutto ciò si andrebbero a sommare anche le intercettazioni ambientali, realizzate con l’ausilio di cimici installate su due autovetture di proprietà della famiglia. Lo scopo di queste indagini era sostanzialmente quello di stabilire se la Pitzalis avesse raccontato alla polizia tutta la verità su quanto accaduto nel 2011.

Le intercettazioni, si legge negli atti dell’inchiesta riportati da Selvaggia Lucarelli, sarebbero nate “per acquisire i commenti e le reazioni della Pitzalis e dei suoi familiari al momento della comunicazione degli esiti peritali e finanche nei mesi successivi, auspicando che la Pitzalis e i suoi parenti potessero riferire telefonicamente episodi e particolari – volutamente omessi di fronte alla Polizia Giudiziaria – relativi a quanto accaduto la sera del 17 aprile 2011”.

L’aggressione e la morte di Manuel Piredda

Valentina Pitzalis ha sempre sostenuto che l’ex marito, Manuel Piredda, le avrebbe teso una trappola, per poi cospargerla di benzina e darle fuoco.

All’arrivo dei soccorritori la donna aveva il volto completamente ustionato, mentre l’ex marito giaceva ormai senza vita in un’altra parte dell’abitazione. La successiva autopsia ha rivelato che il decesso sarebbe avvenuto tramite soffocamento, a causa del poco ossigeno rimasto durante l’incendio.

Dalla recente indagine sembra quindi che non esistano elementi certi per ritenere questa versione non veritiera: “Si è proceduto all’ascolto di numerose conversazioni – si legge ancora negli atti – e sebbene alcune fossero relative al fatto per cui si procede e trattassero argomenti relativi alla vicenda, dalle stesse non sono emersi elementi utili per il proseguo delle indagini”.

La famiglia di Manuel vuole riesumazione del corpo

È proprio in virtù di queste considerazioni che la Procura di Cagliari ha deciso di chiedere l’archiviazione dell’inchiesta. I genitori di Manuel Piredda hanno però comunicato di essere contrari alla decisione e di volere una nuova riesumazione del corpo del figlio. Lo scopo sarebbe quello di verificare l’esistenza di ulteriori prove, in grado di dimostrare la colpevolezza di Valentina Pitzalis.

Approfondisci:

Valentina Pitzalis, chiesta l’archiviazione: non uccise Manuel Piredda

Valentina Pitzalis: non ci sono segni di violenza sul corpo del marito