John Lewis è morto: lo storico difensore dei diritti civili è stato l'eroe di Barack Obama

Apostolo della non violenza”, scrive il New York Times. “Leggenda dei diritti civili” per la CNN. Secondo il Time, “la sua morte rappresenta la fine di un’era”. Così le principali testate americane danno la notizia della scomparsa di John Lewis, storico attivista per i diritti civili e membro del Congresso. Lewis, che vantava la stretta conoscenza con Martin Luther King, aveva 80 anni. Recentemente, aveva dato la sua benedizione al movimento di protesta Black Lives Matter, sorto dopo la morte di George Floyd.

Una vita per la libertà e la giustizia

Nancy Pelosi, portavoce della Camera dei Rappresentanti, ha confermato la morte di Lewis ieri, venerdì 17 luglio.

Il leggendario attivista combatteva da circa 6 mesi contro un cancro al pancreas, che alla fine ha avuto la meglio. Quando annunciò di essere malato, lo scorso dicembre, dichiarò: “Sono stato in lotta (per la libertà, l’uguaglianza, i diritti umani) per tutta la mia vita”. Nei suoi 80 anni, Lewis ha vissuto in prima linea la storia degli Stati Uniti, dalla parte delle minoranze, dando un enorme contributo alle sue trasformazioni.

Il ricordo di Barack Obama

È stato uno degli eroi di riferimento di Barack Obama.

L’ex Presidente lo ha voluto ricordare così: Amava così tanto il suo Paese da rischiare la vita per migliorarlo. Non solo ha dato tutto se stesso per la causa della libertà e della giustizia, ma ha ispirato intere generazioni a seguire il suo esempio. Aveva capito che la nonviolenza e la disobbedienza civile avevano il potere di cambiare non solo le leggi ingiuste, ma anche i cuori e le menti. La vita di John Lewis è stata eccezionale.

Credeva che in ognuno di noi ci fosse la capacità di lottare per ciò che è giusto e la volontà di amare tutte le persone. I giovani che oggi protestano per l’uguaglianza, sono suoi figli. Hanno imparato dal suo esempio. Non molti di noi hanno la fortuna di vedere i propri eredi giocare un ruolo così significativo. John Lewis sì”.

Obama: “Non molti di noi hanno la fortuna di vedere i propri eredi giocare un ruolo così significativo. John Lewis sì”

Le prime lotte in gioventù

Figlio di contadini, fu uno degli originali 13 “Viaggiatori della Libertà”, attivisti che nel ’61 sfidarono le leggi discriminatorie sui mezzi pubblici attraversando in autobus gli Stati Uniti.

Fu uno dei fondatori del SNCC (Comitato studentesco per la coordinazione non-violenta). Fu uno dei principali organizzatori della Marcia su Washington per il lavoro e la libertà del 28 agosto 1963. In quell’occasione, Martin Luther King pronunciò il suo intramontabile discorso “I have a dream (Io ho un sogno”) e Lewis fu il più giovane di quelli che presero la parola. A 25 anni sopravvisse ad un brutale pestaggio da parte della polizia durante la storica marcia a Selma, Alabama, divenuta tristemente famosa come “Bloody Sunday (domenica di sangue).

Erano anni duri e violenti, e nonostante l’approvazione della legge sui diritti civili del 1964 e l’abrogazione delle leggi “Jim Crow”, il razzismo negli Stati Uniti rimase ben radicato.

John Lewis, la “Coscienza del Congresso”

In quel contesto, nacquero alcune figure destinate ad entrare nella leggenda, come Martin Luther King, appunto. Il giovane John Lewis divenne un protetto di MLK, che già dagli anni ’50 aveva dato vita ad un movimento senza precedenti per la fine della segregazione razziale, attraverso la protesta non violenta. Al fianco di King, Lewis aveva trovato il suo posto nel mondo, la sua battaglia, per una società più giusta, equa e unita, contro le discriminazioni e l’odio razziale.

Divenne poi famoso come “la Coscienza del Congresso”, per la sua instancabile lotta contro il razzismo all’interno delle istituzioni politiche americane. Lo scorso dicembre, quando si votò per l’impeachment contro il Presidente Trump, Lewis dichiarò: “Quando vedi qualcosa di ingiusto, hai l’obbligo morale di fare qualcosa. Noi abbiamo una missione: essere dalla parte giusta della Storia”.

Floyd e il Black Lives Matter

Grazie alla sua perseveranza e al suo infaticabile senso di giustizia, gli Stati Uniti hanno fatto dei grandi progressi nell’ambito dei diritti civili.

Sfortunatamente, il problema del razzismo negli Usa è però ancora fortemente presente e radicato, come hanno dimostrato i fatti recenti. L’omicidio di George Floyd, per mano della polizia a Minneapolis, ha scatenato una nuova ondata di proteste, come non si vedeva da decenni. Proprio Lewis, dopo la morte di Floyd, dichiarò a CBS: “Ho pianto, è stato così doloroso. È stato molto toccante vedere centinaia di migliaia di persone in America e in tutto il mondo scendere in strada e alzare la voce contro il razzismo. Anche se sembra così diverso, il movimento Black Lives Matter è molto più massiccio e inclusivo.

La gente ora capisce. Questo è un altro passo nella lunga strada per la libertà e la giustizia di tutta l’umanità”.