poliziotto della diaz

Ore 22, 21 luglio, 2001. Un’ora e una data che non si associano ad altro che a quella che venne tristemente battezzata notte della “macelleria messicana”. Parliamo del massacro avvenuto all’interno della scuola Diaz di Genova nel pieno di quello che fu, 19 anni fa, il G8. Un triste anniversario a distanza da quei fatti, un brutale pestaggio, lo scontro tra manifestanti e forze dell’ordine condannato nel 2015 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Scuola Diaz, la notte del massacro

Urla, manganellate, cocci di vetri rotti a ridisegnare un nuovo pavimento che ha accolto sangue, lacrime, sacchi a pelo destinati a diventare testimoni oculari di torture indicibili.

Era il 2001, a Genova è in corso il G8 e già da giorni l’aria si fa sempre più pesante nel capoluogo ligure con l’arrivo in loco di migliaia di manifestanti contro il summit proveniente da i luoghi più disparati del mondo. Un numero imprecisato di manifestanti pacifici, si ricorda, tra i quali si immischiarono non pochi black block. Di quei giorni di forti tensioni, tuttora è oscuro il ricordo che si ha di due precisi episodi: la perquisizione all’interno della scuola Diaz da parte delle forze dell’ordine e quanto avvenne successivamente all’interno della Caserma di Bolzaneto.

La perquisizione e il pestaggio

All’interno della scuola Diaz quella notte, come nella Pertini e nella Pascoli, si trovavano centinaia di manifestanti quando all’improvviso le forze dell’ordine fecero irruzione e diedero via ad una perquisizione tramutatasi in pochi secondi in un massacro. Un bilancio che tutt’oggi, anche a distanza di quasi 20 anni, si fatica a sopportare: 93 gli arresti, 82 i feriti, 63 coloro che dopo essere finiti in manette vennero trasferiti in ospedale e 19 quelli che vennero invece portati nella caserma di Polizia di Bolzaneto.

Black bloc! Adesso vi ammazziamo“, sono alcune delle parole scorte all’interno della Diaz, pronunciate dai poliziotti quando in realtà in quella struttura si trovavano manifestanti pacifici per nulla riconducibili a gruppi anarchici.

Il vuoto legislativo che lasciò impunita la tortura

Aperta un’indagine sul massacro di quella notte, furono rinviate successivamente a giudizio 28 persone facenti parte delle Forze dell’Ordine che quella notte seminarono il panico nella scuola: funzionari, agenti, dirigenti.

Diversi i capi d’accusa entro i quali è mancata la tortura, mancando nell’ordinamento: falso ideologico, calunnia, lesioni personali, porto abusivo di armi da guerra. Nel 2015, la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo: “Fu tortura” nonostante l’Italia fosse manchevole di una legislazione adatta a punire il reato, un vuoto legislativo come altri che ha agevolato l’impunità.