Finanza

Dal “Made in China” al “Made in India”

Con il prossimo vertice tra India ed Europa, si potrebbe giungere alla conclusione di importanti accordi commerciali volti ad aumentare gli scambi tra i due Paesi. A farne le spese, suo malgrado, potrebbe essere la Cina.
Bandiera dell'India

Era chiaro sin dal principio che la pandemia di coronavirus avrebbe cambiato per sempre gli scenari internazionali. E soprattutto per quanto riguarda le grandi esportazioni asiatiche, il dato è stato evidente già nei primi mesi dell’anno. Prima la Cina – con lo scoppio dell’epidemia a Wuhan – e a ruota l’Asia meridionale hanno dovuto fare i conti con dei mutati scenari di mercato e con una produzione che è dovuta procedere a singhiozzo per il repentino aumento del numero dei contagi.
Tuttavia, per Nuova Delhi la questione ha trovato i suoi “unici” limiti nelle difficoltà produttive all’interno di un periodo complicato e generalizzato a livello internazionale.

Per Pechino, invece, lo scoppio della pandemia è stata una tragedia su tutti i fronti. Oltre alle criticità con le quali ha dovuto fare i conti, la Cina ha visto infatti la sua immagine distrutta dalla mala gestione iniziale della pandemia. In questo scenario, il rischio per Pechino adesso risiede nella possibilità di perdere ampie fette di mercato, a vantaggio dei propri avversari internazionali, tra i quali i nemici indiani.

Tensioni aumentate tra Cina e India

Everest, la cima più alta della catena dell’Himalaya. Fonte: Pixabay

Nelle scorse settimane ha avuto luogo uno scontro a fuoco sui territori del confine tibetano che separano l’India dalla Cina; in una situazione che sembrava aver riacceso un vecchio conflitto considerato “freddo” ormai da moltissimi anni.

Nonostante i primi allarmi, però, lo scontro sembra essere rientrato nel giro di poche giornate. E le perdite di entrambi gli schieramenti hanno provocato qualche semplice protesta diplomatica internazionale e nulla più. Tuttavia, le rinate tensioni tra i due Paesi trovano però un’altra spiegazione, che darebbe (anche) manforte alla teoria che vede nuove mire espansive della Cina nella regione.

Pechino teme un’ascesa economica di Nuova Delhi in grado di metterla nell’ombra. E questo scenario, in modo particolare, vorrebbe essere evitato.

Le produzioni dell’India non si sono fermate

Tessile, uno dei settori di punta dell’India. Fonte: Pixabay.

Anche in presenza della pandemia di coronavirus e delle misure restrittive applicate per prevenire la diffusione dei contagi, le fabbriche indiane non sono mai state per davvero fermate completamente. Benché infatti si sia verificato qualche rallentamento nelle prime settimane, la produzione indiana si è dimostrata all’altezza di reggere la pressione.

E nonostante la scelta di continuare l’operatività in un clima quasi normale sia stato un grosso rischio per tutta l’India, la scelta sembra essersi dimostrata vincente. E allo stesso modo, anche il governo centrale e il presidente Narendra Modi hanno favorito questo atteggiamento delle industrie, cogliendo l’occasione anche per rendere più vantaggiose le assunzioni (con i lavoratori indiani che – alle solite – ne hanno fatto le spese maggiori).
Con un’economia stimata in contrazione per soltanto il 4,5% del proprio Pil, dalla catastrofe mondiale Nuova Delhi sembra esserne uscita sostanzialmente indenne.

In una situazione che, salvo colpi di coda al momento ancora poco prevedibili e purtroppo per Pechino, potrebbe fare gola anche all’Europa.

l’Europa guarda all’India con interesse

L’Europa guarda con interesse all’India. Fonte: Pixabay

Come riportato dalla testata giornalistica tedesca Deutsche Welle, nei prossimi giorni avrà luogo un importante incontro tra la delegazione indiana e quella europea. All’ordine del giorno, la definizione di importanti modificazioni degli accordi commerciali in vigore. Tale summit si sarebbe dovuto verificare nello scorso mese di marzo, ma a causa della pandemia di coronavirus era stato rinviato a data da destinarsi.

Adesso, però, potrebbe cambiare radicalmente le carte in tavola negli equilibri economici internazionali.
Secondo le indiscrezioni riportate dal Dw, infatti, la situazione potrebbe evolversi in favore di una maggiore liberalizzazione dei mercati e soprattutto con l’abbattimento delle imposte attualmente in vigore.

In uno scenario che, considerando le tensioni in atto con la Cina e rese evidente dalla questione legata alle antenne 5G di Huawei, potrebbe evolversi in favore della fiorente e propositiva industria dell’India.

Nuovi mercati, nuovi obiettivi

500 rupie con l’immagine del Mahatma Gandhi. Fonte: Pixabay.

Nel corso degli anni, l’India ha sempre patito una bassa incisività nel mercato europeo. Situazione che, con la nuova ridiscussione degli accordi, potrebbe celermente arrivare ad un punto di svolta. E in particolar modo verso quei comparti produttivi che ancora non si sono imposti al di fuori dei confini indiani. Basti pensare alla fiorente industria automobilistica – con l’esempio maggiore nella Tata Group – e al comparto tecnologico. Entrambi, infatti, in questi anni hanno patito eccessivamente la concorrenza di Pechino.
In questo modo, infine, l’India avrebbe anche la possibilità di ottenere nuovi flussi di denaro in grado di contribuire alla svolta “green” che sta prendendo piede in tutto il mondo e nella quale Nuova Delhi ha sempre ricoperto un ruolo marginale – non sono infatti così lontane nel tempo le immagini della capitale indiana invasa dallo smog irrespirabile. Inoltre, tale conversione potrebbe attirare non soltanto gli investimenti esteri ma anche il favore dei consumatori che guardano con attenzione particolare all’eco-sostenibilità della catena produttiva. E in questo modo, l’India si garantirebbe un ottima immagine presso il grande pubblico. In una situazione che, dopo anni di egemonia cinese, potrebbe spingere piano piano verso sud il baricentro produttivo mondiale.

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