Attilio Fontana parla in una cerimonia

La Regione Lombardia è scossa dall’inchiesta della Procura di Milano sulla fornitura di camici durante il picco dell’emergenza coronavirus. Iscritto al registro degli indagati anche il governatore Attilio Fontana, con l’accusa di frode in pubbliche forniture.

Le indagini riguardano la fornitura di 75mila camici assegnata alla Dama Spa, l’azienda del cognato del governatore lombardo, il cui 10% delle quote è detenuto dalla moglie di Fontana.

Attilio Fontana indagato per la fornitura dei camici

Il governatore Attilio Fontana è finito nel registro degli indagati per la fornitura di camici alla Regione Lombardia durante l’emergenza coronavirus.

La notizia arriva dall’ANSA, dopo una settimana di interrogatori della magistratura. In particolare è stato sentito Filippo Bongiovanni, dg dimissionario di Aria Spa, la società regionale che si occupa degli acquisti.

Il governatore della Lombardia ha risposto alla notizia via Facebook: “Da pochi minuti ho appreso con voi di essere stato iscritto nel registro degli indagati. Duole conoscere questo evento, con le sue ripercussioni umane, da fonti di stampa. Sono certo dell’operato della Regione Lombardia che rappresento con responsabilità“.

Il post di Attilio Fontana
Il post di Attilio Fontana

Le accuse

In particolare il governatore è indagato per una fornitura di camici assegnata senza gara di appalto alla Dama Spa, azienda del cognato Andrea Dini, di cui anche la moglie di Fontana, Roberta, è azionista.

La partita di 75mila camici per un totale di 513mila euro è stata commissionata ad aprile. Per i pm si tratta di un conflitto di interessi, che Fontana avrebbe provato a disinnescare con la trasformazione, il 20 maggio, di quella fornitura in donazione da parte dell’azienda del cognato.

Attilio Fontana, come riporta Il Corriere della Sera, avrebbe tentato un bonifico di 250mila euro al cognato per il mancato guadagno da quella donazione.

Soldi, leciti, che sarebbero arrivati dal conto in Svizzera di Fontana. Un ulteriore imbarazzo, secondo il quotidiano, dato che i 5 milioni di euro detenuti su quel conto sarebbero stati soggetti nel 2015 di scudo fiscale.

Il bonifico a Dini sarebbe stato poi bloccato dalla segnalazione della fiduciaria incaricata di procedere al versamento, che avrebbe visto l’operazione sospetta secondo la normativa anti-riciclaggio.

L’inchiesta sui camici

Le indagini della Procura di Milano sono iniziate dopo i servizi della trasmissione Report sulla fornitura per assegnazione diretta di camici ad Andrea Dini, ad del noto marchio Paul&Shark.

Il cognato di Fontana è indagato insieme a Filippo Bongiovanni, dg di Aria Spa, con l’ipotesi di turbativa d’asta.

Bongiovanni ha spiegato che la Regione Lombardia avrebbe operato nell’emergenza, senza controllo sulle aziende ma accettando qualsiasi fornitura. Dopo le inchieste di Report, però, Fontana avrebbe cercato di trasformare la fornitura in donazione. Dini, inoltre, non avrebbe fornito 25mila camici dei 75mila pattuiti, che avrebbe tentato di vendere a 9 euro invece del prezzo pattuito di 6 euro.

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