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L’inchiesta che ha visto iscritto al registro degli indagati Attilio Fontana per frode ha travolto precedentemente anche un noto imprenditore. Il cognato del presidente della Lombardia, Andrea Dini, è coinvolto nelle indagini sulle forniture dei camici da parte dell’azienda Dama Spa, il cui 10% delle quote è detenuto da Roberta Dini. La seconda moglie di Fontana, per il momento, è estranea alla vicenda, secondo i pm.

Roberta Dini: chi è l’elusiva moglie di Attilio Fontana

Della moglie di Attilio Fontana si sa ben poco, essendo Roberta Dini decisamente attenta alla sua privacy.

La donna è la rampolla della nota famiglia di imprenditori di Varese, il cui padre, Paolo Dini, ha fondato il marchio Paul&Shark nel 1975. Il brand è riuscito ad affermarsi nell’abbigliamento sportivo di lusso, con esportazioni principalmente all’estero, in ben 73 Paesi.

La moglie di Attilio Fontana ha altre parentele degne di nota. È la nipote del noto architetto Claudio Dini, ex presidente della Metropolitana Milanese, e cugina di Francesco Dini, manager e collaboratore di Carlo De Benedetti.

Roberta Dini, secondo la stampa, non avrebbe nessun ruolo all’interno delle aziende della famiglia di Varese, tranne il 10% della Dama Spa, fondata dal nonno Gian Ludovico Dini.

La società è specializzata in maglieria e tessuti, ma produce anche confezioni e cartoni, collaborando con marchi di punta del mondo della moda come Dior e Balenciaga.

L’inchiesta sull’azienda di famiglia

Il presidente della Regione Lombardia è sempre stato molto discreto sulla seconda moglie (prima era sposato con Laura Castelli) e i 3 figli. L’interesse per la moglie di Attilio Fontana è aumentato dopo l’inchiesta di Report sull’assegnazione senza bando di gara alla Dama Spa da parte di Aria Spa, centrale acquisti della Regione Lombardia, per la fornitura di camici.

Attilio Fontana ha querelato Il Fatto Quotidiano per l’anticipazione della puntata della trasmissione di Sigfrido Ranucci in cui si parlava dell’assegnazione della fornitura di camici. Il governatore aveva definito il presunto conflitto d’interessi “totalmente inesistente“.

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