Inchiesta sulla caserma sequestrata a Piacenza: giro di spaccio e tortura fra i carabinieri

La trama dell’inchiesta che ha travolto la caserma Levante dei Carabinieri a Piacenza si infittisce. Sembra quella di una serie tv o di un film gangster, ma purtroppo è la dura realtà. Le accuse contro i militari sono pesantissime: tortura, spaccio, abuso, estorsione. Si è giunti così alla prima caserma sequestrata in Italia, un fatto inedito e gravissimo.

Sono iniziati i primi interrogatori per la decina di soggetti implicati nella torbida vicenda. Su quanto accaduto ha detto la sua anche il procuratore generale militare Marco De Paolis: “Bisogna controllare quello che avviene nelle caserme.

Monitorare anche il tenore di vita dei carabinieri. Verificare quello che postano sui loro profili social. E proteggere chi decide di denunciare”.

Sostituiti i vertici dell’Arma a Piacenza

Sono cominciati gli interrogatori per gli indagati (di cui 5 in carcere e uno ai domiciliari). Alcuni sarebbero scoppiati in lacrime davanti agli inquirenti. Le accuse e le prove sarebbero solide (migliaia di foto e intercettazioni), perciò non avrebbero molta scelta sul collaborare o meno.

Intanto, il comando generale dell’Arma ha avviato un‘indagine interna e parallela, e ha trasferito i vertici di Piacenza.

Il comandante provinciale Stefano Savo, il comandante del reparto operativo Marco Iannucci e il comandante del nucleo investigativo Giuseppe Pischedda hanno lasciato i propri incarichi. Non sono al momento coinvolti nell’inchiesta che ha portato al sequestro della caserma (prima volta in Italia), ma l’Arma ha così specificato la decisione: “Da un lato per il sereno e regolare svolgimento delle attività di servizio, dall’altro per recuperare rapporto di fiducia tra la cittadinanza e l’Arma”. Fra gli indagati anche l’ex comandante della compagnia di Piacenza, il maggiore Stefano Bezzeccheri, sostituito dal capitano Giancarmine Carusone.

Arrestata anche la compagna dell’appuntato Montella

Stando alle indagini, il capo della banda dei carabinieri-pusher sarebbe l’appuntato Giuseppe Montella. Con il denaro guadagnato illecitamente, secondo le accuse Montella avrebbe condotto una vita da re. Dal 2008 ad oggi avrebbe cambiato 11 auto di lusso e 16 moto, ma anche acquistato una villa con piscina. Le indagini hanno inoltre portato all’arresto della compagna di Montella, anche lei sospettata di esser complice del giro di spaccio.

Maria Luisa Cattaneo, 37enne, secondo le accuse non solo conosceva i traffici illeciti, ma dava pure una mano nella gestione dei soldi e della droga.

Inoltre, sempre dalle intercettazioni Cattaneo e Montella sembra che parlassero con tranquillità dei pestaggi dell’appuntato e dei colleghi ai danni dei pusher di zona. Il Gip Luca Milani ha commentato così la condotta della donna: “Non ha mai mostrato il benché minimo ripensamento nell’appoggiare le attività illecite del suo compagno”.

Illeciti durante la pandemia

L’indagine, guidata dalla procuratrice capo di Piacenza, Grazia Pradella, è durata 6 mesi. L’inchiesta ha scoperchiato un vaso di Pandora in piena pandemia. Mentre Piacenza contava migliaia di morti per coronavirus, i carabinieri indagati, secondo l’accusa, torturavano e pestavano pusher della zona che non facevano parte del loro giro.

In questo modo si rifornivano della droga necessaria per cederla agli spacciatori sotto il loro controllo, in modo da ricavarne ingenti somme di denaro. Alle accuse si aggiungono anche i reati di estorsione e abuso di potere. La prossima settimana, i Ris di Parma faranno un sopralluogo nella caserma sequestrata per cercare tracce dei pestaggi e degli altri illeciti contestati.

Le riflessioni di Saviano

Sulla vicenda si è espresso anche il giornalista campano Roberto Saviano, tramite Fanpage: “Questi fatti sono tra i più gravi della storia della Repubblica e aprono una serie di riflessioni.

Un gruppo di carabinieri infedeli che si organizza in un clan parte dall’hashish e dalla marijuana, arrestano illegalmente degli spacciatori, rubano l’hashish e la marijuana e li rivendono. La prima domanda è: come mai qualsiasi gruppo criminale fa il suo primo passo sempre con le droghe leggere? Quanto cambierebbe se legalizzassimo l’hashish e la marijuana?

Poi passa al secondo elemento: l’immigrazione. “Questi militari sanno che arrestare e torturare un immigrato non crea problemi. Pensano di poter fare qualsiasi cosa. Chi crederà mai a un immigrato con precedenti penali per droga, se dice di essere stato torturato?

”.

Come Gomorra. Saviano: “Non siete carabinieri”

Il giornalista poi fa riferimento alla storia che lo ha reso famoso e per la quale è costretto a vivere sotto scorta: “Loro dicono di comportarsi come in Gomorra. Gomorra quindi diventa uno specchio, in cui i criminali si stanno guardando. Guardano la serie, non per intrattenimento o per capire delle dinamiche, ma per diventare coloro che dovrebbero contrastare. È la prova per quanto mi riguarda che chi accusava Gomorra ‘esagerata’, una ‘creazione di fantasia’, non conoscesse la realtà, che spesso è perfino peggiore di come abbiamo provato a rappresentarla”.

Infine, Saviano chiude duramente: “Vivo da oltre 14 anni tra i carabinieri, conosco cosa significa essere carabiniere, scegliere con un giuramento alla Repubblica da che parte stare. So che a parlare in questo momento è una mia parte emotiva. Mi viene da dire, guardando ogni singolo volto delle persone coinvolte in quest’inchiesta: non siete carabinieri“.

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