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La Russia, dopo aver parlato la scorsa settimana di “momento Sputnik” e della volontà di arrivare a trovare e distribuire un vaccino per il Covid-19 prima degli Stati Uniti, oggi parla della possibilità di distribuirlo ad ottobre.

Fonti americane mettono invece in dubbio questa possibilità, ritenendo che una data così vicina significherebbe non poter fare la sperimentazione adeguata e quindi correre gravi rischi da un punto di vista clinico.

La scorsa settimana Kirill Dmitriev, capo del fondo russo che finanza la ricerca dell’Istituto Gamaleya di Mosca, ha dichiarato: “Gli americani rimasero sorpresi quando sentirono i bip dello Sputnik.

 È lo stesso col vaccino. La Russia ci arriverà per prima”.

Vaccino: Mosca prevede vaccinazione di massa

Nelle ultime ore il ministro della salute russo, Mikhail Murashko, ha dichiarato che il vaccino sarà probabilmente pronto ad ottobre e che verrà somministrato in primis a categorie esposte come operatori sanitari ed insegnanti. Per agosto sarebbe infatti prevista la fase 3 della sperimentazione.

È però il New York Times a sollevare dubbi sulla sicurezza che un’operazione del genere prevede, sollevando dubbi sul fatto che le fasi di sperimentazione siano gestite in maniera sicura e che siano effettivamente rispettate.

Tra gli scettici davanti a tale novità c’è il direttore del National Institute of Allergy and Infectous Disease degli Stati Uniti, Anthony Fauci. Il Dottor Fauci, come ha riportato il New York Times, ha ribadito: “Spero davvero che cinesi e russi stiano attualmente testando il vaccino prima di somministrarlo a chicchessia”.

Nessuno studio scientifico a supporto della Russia

Il principale dubbio delle fonti statunitensi  deriva dal fatto che l’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) non abbia per ora avuto informazioni riguardo alla sperimentazione.

Il New York Times fa infatti presente, a questo proposito, che “un vaccino non solo allevierebbe una crisi sanitaria globale che ha ucciso più di 680mila persone e danneggiato l’economia mondiale, ma sarebbe anche un motivo di orgoglio nazionale. E la Russia ha usato la ricerca come uno strumento di propaganda, anche in assenza di dimostrazioni scientifiche pubblicate che supportino la sua auto-determinazione come capofila.