Matteo Salvini in primo piano

Era il 2018 quando i magistrati di Genova decretarono che la Lega avrebbe dovuto restituire 49 milioni di euro allo Stato italiano: tale era la somma di fondi pubblici che il partito si sarebbe illecitamente intascato.

Oggi, Bankitalia sta indagando sulla possibilità che tra il 2019 ed il 2020 la Lega abbia cercato di spostare svariate somme di denaro dai suoi conti correnti ad una Srl dalla stessa controllata, forse allo scopo di far sparire il denaro necessario alla restituzione di quei 49 milioni.

39 bonifici per mezzo milione di euro

Tra il giugno 2019 ed il maggio 2020 sono partiti, da un conto corrente controllato da Lega nord, Lega per Salvini Premier e Radio Padania, 39 bonifici indirizzati a Mdr stp srl, società controllata da Alberto Di Rubba ed Andrea Manzoni.

È Il Corriere della Sera a diffondere la notizia secondo la quale l’antiriciclaggio ora avrebbe messo gli occhi addosso ai conti correnti coinvolti.

In tutto si parla di trasferimenti di denaro per mezzo milione di euro, destinati ad una società controllata da due uomini della Lega. Manzoni è infatti revisore del gruppo della Lega alla Camera, mentre Di Rubba è amministratore del gruppo di partito al Senato.

Bonifici giustificati come “pagamento fattura”

I bonifici presentavano causali come “pagamento fattura” o “saldo fatture”, e sono stati disposti da Lega Nord, Lega Salvini Premier e Radio Padania da un conto della Banca Popolare di Bergamo, a conti intestati alla società di cui sopra.

 

I primi ad essersi allarmati sarebbero proprio stati i funzionari della banca, che hanno notato il torrenziale passaggio di soldi: va aggiunto che Mdr stp srl sarebbe nata grazie al portafoglio clienti dello studio Dea Consulting, proprio quello coinvolto nell’inchiesta genovese che si occupò dei 49 milioni di fondi pubblici.

Lega, antiriciclaggio indaga sui bonifici

Andrea Manzoni è stato chiamato a rispondere dalla direzione della banca e dall’antiriciclaggio, ed ha giustificato i bonifici dichiarando che erano i pagamenti per delle consulenze, e che esistevano le fatture a supporto di quei passaggi di denaro. Pare però che le spiegazioni non siano bastate a chi stava indagando, che ora sospetta che si sia tentato di nascondere i soldi per non doverli ridare allo Stato.