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11 indagati, tra medici e infermieri, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di una 34enne al sesto mese di gravidanza, avvenuta lo scorso 20 agosto all’ospedale Annunziata di Cosenza. La Procura lavora sull’accertamento di eventuali responsabilità. Secondo quanto riportato dall’Ansa, la donna si sarebbe presentata nel nosocomio lamentando forti dolori addominali, per poi essere dimessa dopo un trattamento terapeutico. Dopo due giorni, un nuovo accesso per un peggioramento delle sue condizioni, infine il decesso. Le indagini sarebbero scattate dopo la denuncia del marito.

Donna incinta morta al sesto mese: 11 indagati

Sono 11, secondo quanto riporta l’Ansa, le persone iscritte nel registro degli indagati nell’ambito dell‘inchiesta della Procura di Cosenza sulla morte di Mariangela Simona Colonnese.

La donna, 34 anni, sarebbe deceduta al sesto mese di gravidanza, lo scorso 20 agosto, nel reparto di Ginecologia e ostetricia dell’ospedale Annunziata, e le indagini avrebbero trovato impulso nella denuncia presentata dal marito.

Chi indaga starebbe valutando la posizione di medici e infermieri che si sarebbero occupati del caso della paziente, presentatasi lunedì 17 agosto in ospedale con forti dolori addominali. Dimessa poco dopo, il mercoledì successivo si sarebbe ripresentata in ospedale lamentando un peggioramento.

Giovedì il decesso.

Si attende l’autopsia, indagine interna in ospedale

Stando a quanto emerso, l’incarico per l’autopsia sarà dato ai medici legali nelle prossime ore, e gli esami post mortem potrebbero portare a importanti chiarimenti sulle cause del decesso.

L’Azienda ospedaliera, riferisce ancora Ansa, avrebbe avviato un’indagine interna volta ad accertare i contorni dell’accaduto. Sarebbe anche intervenuto il ministro della Salute, Roberto Speranza, con disposizioni per una ispezione nel nosocomio.

Ai microfoni di NewsMediaset lo sfogo del marito della donna, che portava in grembo il loro primo bimbo: “Ho fatto tutto il possibile.

L’ospedale dista 70, 80, 100 km da qua, me la rimandavano sempre a casa. Nel 2020 non si può morire in questa maniera, abbiamo tanto sperato e voluto che questo bimbo venisse al mondo“.