Verona, batterio killer di neonati in ospedale: 4 morti e quasi 100 infettati dal citrobacter

96 neonati colpiti tra il 2018 e il 2020. 9 hanno riportato danni cerebrali permanenti. E 4, purtroppo, non sono sopravvissuti. Ad ucciderli, il citrobacter, un batterio killer che si è annidato in un lavandino dell’ospedale della Donna e del Bambino di Verona. Sulla vicenda già da tempo sono in corso delle indagini, e lo scorso giugno il reparto nascite (il più grande del Veneto) è stato chiuso. Ora, iniziano ad arrivare anche i primi provvedimenti per il personale sanitario coinvolto.

I 3 medici sospesi per l’infezione di citrobacter a Verona

In una nota ufficiale diffusa dall’Azienda sanitaria veronese in questi giorni, si legge: “a seguito delle risultanze della relazione della Commissione Ispettiva Regionale in relazione alla vicenda Citrobacter dell’Ospedale Donna e Bambino di Borgo Trento, a partire dal giorno sabato 5 settembre 2020, vengono sospesi in via cautelare secondo condizioni cautelari tre medici.

Si tratta del Direttore Sanitario dell’Azienda ospedaliera di Verona, del Direttore Medico della struttura e del Direttore di Pediatria, specifica il Corriere della Sera. La magistratura porta nel mentre avanti l’inchiesta, con un fascicolo per “omicidio colposo plurimo”, per ora senza indagati.

Il batterio killer era nel rubinetto

Il punto nascite veronese, che ogni anno conta una media di 3600 neonati (10 al giorno), a causa del Citrobacter chiuse lo scorso 12 giugno. Ha riaperto i battenti il 1° settembre, dopo una sanificazione totale della struttura. La procura intanto continua ad indagare sulla triste vicenda, che ha portato alla drammatica scomparsa di 4 bambini: Leonardo (2018), Nina (2019), Tommaso e Alice (2020). Il batterio killer sarebbe giunto dall’esterno. L’ipotesi al momento più accreditata vede nel mancato o incompleto rispetto delle rigidissime regole d’igiene per il personale sanitario la causa dell’infezione.

Il citrobacter, una volta entrato nel reparto di Terapia intensiva neonatale, è rimasto lì per circa 2 anni. Si nascondeva nel rubinetto del lavandino che i medici utilizzavano per diluire con l’acqua il latte per i neonati.