gioele mondello e giuseppe di bello

Con il ritorno dei principali programmi che si occupano di attualità e cronaca come Pomeriggio Cinque e Storie Italiane, si continua a parlare questa volta nei salotti televisivi del dramma di Viviana Parisi e Gioele Mondello, madre e figlio trovati morti nei boschi di Caronia e sui quali tuttora permane il mistero circa le cause della morte. Una manciata di ipotesi in cui si inseriscono le parole dell’ex carabiniere, l’artefice del ritrovamento del piccolo corpo ormai senza vita del bimbo di 4 anni cui non si avevano tracce da oltre 10 giorni.

Viviana e Gioele, parla il brigadiere che ritrovò il corpo del piccolo bimbo

Ha voluto raccontare quei drammatici momenti ai microfoni di Barbara d’Urso: lui è Giuseppe Di Bello, ex brigadiere dei Carabinieri che non appena ha potuto ha messo in gioco le proprie capacità auspicando di poter far qualcosa per il piccolo Gioele, qualcosa in più che ritrovarne solamente e purtroppo il cadavere. Ancora molto provato, l’ex carabiniere spiega alla d’Urso quei drammatici momenti che hanno anticipato il tragico ritrovamento.

Volevo partecipare alle ricerche perché avevo sentito l’appello del padre e volevo essere tra i volontari – racconta Di Bello alla d’Urso – Caso ha voluto che alle 5 mi sono svegliato perché io come tanti padri di famiglia da 15 giorni avevo il magone… questa vicenda mi aveva toccato“.

Il racconto del tragico ritrovamento

La mattina presto – ripercorre quei momenti Di Bello – l’appuntamento era alle 7 e mezza a una pompa di benzina, punto di ritrovo. C’era tanta gente, tanti volontari, tanti uomini della Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Polizia. Abbiamo aspettato che ci dessero delle indicazioni però il tempo passava, cominciava a fare caldo e io avevo la Jeep e per questo mi diedero una zona“.

Non ho visto niente, ho solo sentito quel terribile odore

Di fronte alle parole della d’Urso che gli domanda cosa si aspettasse quella mattina, la sua risposta: “Non lo so, sarà stato il Signore, ho pregato tanto… io lo vedevo come mio figlio, mio nipote.[..] Prima ho guardato lungo un ruscello dove a giudicare dalle sterpaglie non c’era entrano nessuno e ho perso quasi un’ora e mezza lì perché nella mia convinzione se era vivo aveva preso la strada verso mare e non verso il monte“.

Poi il drammatico momento in cui si è avvicinato al corpo del piccolo GioeleHo lasciato quel punto, dal ruscello, perché non c’erano nemmeno le tracce degli animali e sono andato sulla collinetta“. “Là ho sentito che c’era qualcosa che non andava – racconta ancora provato Di Bello – ho sentito un cattivo odore. Non ho visto niente, ho solo sentito, sentivo quel terribile odore fino a quando ho cominciato ad alzare tutti quei rami e più muovevo quei rami e più sentivo“.

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