Si aggiungono altri contorni alla cornice del dramma che ha scosso Caivano: dietro la morte di Maria Paola Gaglione, 18enne vittima di un incidente in scooter mentre era inseguita dal fratello che non avrebbe mai accettato la sua relazione con il compagno trans, ci sarebbe un tessuto di minacce che lo stesso giovane avrebbe detto di aver subito da tempo. La tragedia si è consumata nella notte tra venerdì e sabato scorsi su una strada ad Acerra (Napoli), e da allora il fratello 25enne della vittima, Michele Antonio Gaglione, si trova in carcere con l’accusa di omicidio preterintezionale aggravato dai futili motivi.

La versione del fratello di Maria Paola Gaglione

Dopo lo sfogo della madre di Ciro Migliore, compagno di Maria Paola Gaglione, emergono altri elementi nel caso della giovane rimasta uccisa in un incidente in scooter che sarebbe avvenuto durante un inseguimento da parte del fratello.

Quest’ultimo, Michele Antonio Gaglione, è in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale e nega di avere responsabilità nella morte della sorella 18enne: “L’ho inseguita a bordo del mio scooter ma non l’ho uccisa. Non ho provocato io l’incidente.

Volevo solo chiederle di tornare a casa”, avrebbe dichiarato in sede di interrogatorio.

Un racconto di dichiarata estraneità ai fatti che la stessa famiglia della vittima, secondo quanto riferito dall’Ansa (che cita le parole del parroco don Maurizio Patriciello), sosterrebbe: “Michele era uscito per convincere la sorella Maria Paola a rientrare a casa ma non l’ha speronata, è stato un incidente“.

Il compagno della ragazza, raggiunto dai microfoni di Pomeriggio 5, ha descritto un altro scenario rispetto alla versione fornita dall’indagato: Eravamo in motorino e dietro c’era il fratello che in sella al suo scooter ci spingeva con il piede.

La sorella gli diceva di smettere. A lui non importava, guardava me e diceva ‘Ti devo ammazzare, ti devi fermare“.

Arcigay Napoli: “Ciro già minacciato

Ma la famiglia di Ciro si aspettava un epilogo terribile, almeno stando alle parole Daniela Falanga, presidente dell’Arcigay di Napoli che ha incontrato il giovane dopo l’accaduto e si è mobilitata per cercare di realizzare il suo desiderio di rivedere la compagna per l’ultima volta.

Falanga ha ribadito il supporto dell’intera comunità Lgbt, sottolineando le parole di Ciro dal letto di ospedale: “Mi ha detto che gli hanno tolto la vita, e che vuole rivederla.

Solo questo“.

Ciro Migliore è devastato dal dolore e chiede giustizia insieme alla sua famiglia, dopo aver raccontato il contesto in cui sarebbe maturato il dramma.

Mi ha descritto una situazione di grande negazione – ha aggiunto Daniela Falanga all’Ansain cui sono stati minacciati di morte ripetutamente. Quindi è qualcosa che in qualche modo si aspettavano. La ragazza aveva il desiderio, il bisogno di incontrare la propria famiglia, ma ha subito solamente minacce di morte.

È una situazione devastante per tutti. La madre di Ciro chiede che il fratello della ragazza paghi per quanto ha fatto“.