francesco bellomo

Torna libero Francesco Bellomo, l’ex giudice accusato di violenza privata ed atti persecutori nei confronti di alcune borsiste ed ex ricercatrici della sua scuola di formazione di Magistratura.

Non è però conclusa la sua storia processuale: Bellomo è stato rinviato a giudizio ed il processo a suo carico inizierà il 3 dicembre.

Bellomo, le accuse delle corsiste

Le accuse erano esplose più di un anno fa quando alcune ex borsiste della scuola di formazione di Bellomo avevano denunciato il fatto che, in cambio di una carriera nella magistratura, Bellomo aveva loro chiesto di essere “sottomesse” a determinati comportamenti e performance sessuali.

Nello specifico avevano parlato delle richieste di Bellomo: le ex borsiste dovevano rispondere subito al telefono, non uscire la sera e, soprattutto, avere un determinato “dress code” particolarmente provocante. 

Da subito Bellomo ha respinto ogni accusa: era stato arrestato l’8 luglio 2019 ma la sua misura cautelare era stata presa in esame e modificata 20 giorni dopo in un’interdizione di 12 mesi e negli arresti domiciliari.

Accuse di minaccia e calunnia

All’inizio di settembre Bellomo si è presentato davanti al Giudice all’udienza preliminare in cui si è difeso ed ha respinto le accuse di maltrattamenti, estorsione, minaccia e calunnia.

Queste due ultime accuse, nello specifico, riguardavano fatti che avrebbero coinvolto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e Concetta Plantamura, che nel 2017 facevano parte della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo.

Bellomo: “La persecuzione amorosa l’ho subita io”

Francesco Bellomo non solo ha sempre respinto le accuse, ma ha anche dichiarato di essere lui stesso parte lesa nella vicenda. Ansa ha riportato le sue parole dopo la revoca degli arresti domiciliari: “Scriverò romanzi anche perché di cose da dire ne ho tante su questa storia che non ho detto e prima o poi dovrò farlo.

C’è molto di più, molto di più e di peggio (…) Casomai la ‘persecuzione amorosa’ l’ho subita io“.

Bellomo è anche determinato a riavere il suo incarico al Consiglio di Stato, rammentando che “pende un ricorso al Tar del Lazio contro il mio licenziamento”.

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