Loredana Bertè a Verissimo

Loredana Bertè sta per raggiungere un’importantissimo traguardo di vita. La cantante, una delle icone della musica italiana, spegne nella giornata di domani la bellezza di 70 candeline. A Verissimo vengono ripercorse le principali tappe della sua vita e, sull’adolescenza, rivela di aver subito una gravissima violenza: “Mi ha riempita di botte“.

Loredana Bertè: la vigilia dei 70

70 anno di Loredana Bertè. 70 anni della sua musica, delle sue canzoni diventate immortali, della sua personalità eccentrica e multiforme, della sua profonda anima. Loredana Bertè si appresta a festeggiare questo importantissimo traguardo di vita concedendo un’intervista a Silvia Toffanin.

Nel dicembre scorso è stata ospite di Verissimo per parlare della sorella Mimì e del suo ricordo. Questa volta la cantante ripercorre le principali tappe della sua scintillante carriera, segnata da successi senza tempo. Il primo ricordo della cantante è la conoscenza con l’amico di sempre Renato Zero: “Il primo incontro è stato al Piper, io ero sempre dentro una gabbia mentre c’erano 5 palchi con i gruppi più in voga allora. Renato era con me al Piper, ci siamo presi subito perché ci siamo scontrati: entrambi volevamo andare dentro la gabbia.

Da allora siamo diventati insperabili. Io, Mimì e Renato eravamo un trio inseparabile“.

La violenza subita da giovane: “Mi ha riempita di botte

Il racconto prosegue con l’adolescenza di Loredana Bertè, che ha iniziato a farsi strada nel panorama della musica e dello spettacolo italiano. Un’adolescenza, purtroppo, segnata da una grave violenza subita: “Sai che sono stata violentata a 16 anni, facevo le serate con le collettine ed eravamo in giro per l’Italia. Ero l’unica vergine del gruppo e mi dicevano: ‘Dai, deciditi!’.

Una sera, dopo un mese, ho detto ‘Vado a prendere qualcosa da bere con questo qua’. Mi ha portato in un appartamento scannatoio e quando ho sentito che chiudeva con un lucchetto la porta, mi sono spaventata, terrorizzata. Mi ha riempita di botte e mi ha violentata, sono riuscita ad uscire per miracolo, con tutti i vestiti strappati e con un taxi che mi ha portato fino in ospedale. Non ho potuto dirlo a nessuno, specialmente in casa, sennò le prendevo anche da mia madre.

Me lo sono tenuto per me e non l’ho potuto denunciare. Ma è stato uno sbaglio, perché al primo schiaffo, care donne, bisogna denunciare“.

L’amore con Adriano Panatta

La brutta vicenda che l’ha vista protagonista l’ha portata a mantenere gli uomini lontani da sé. Una violenza difficile da metabolizzare, sino a quando non ha incontrato il primo, vero amore della sua vita: l’ex tennista Adriano Panatta. Fra i tanti amori del passato, quello con lo sportivo fu davvero speciale: “Un colpo di fulmine a cielo aperto. Come l’ho visto, ho detto: è mio. E lui ha pensato la stessa cosa.

È stato il primo amore, forte, passionale“. Nonostante la forza del loro amore, la cantante è stata lasciata: “Quello è stato un amore puro, positivo, però mi ha lasciata per sposare una ragazza che poi è ancora la mia migliore amica. Io ho saputo in aereo sul Corriere della Sera che si erano sposati: ci eravamo già lasciati, ma solo da qualche mese. Una donna eccezionale, da sempre siamo molto amiche“.

L’attacco contro Montagnier: “Figlio di pu***na

Loredana Bertè ha raccontato poi un difficile periodo della sua vita legato alla morte di uno dei suoi migliori amici, Leonardo.

Affetto da AIDS, Leonardo è venuto a mancare dopo aver sofferto tantissimo: “In ospedale a Parigi ci avevano detto ‘C’ha un mese di vita, perché ha l’HIV’, e allora nessuno conosceva l’HIV. Ignoranza totale perché pensavano che se ti avvicinavi solo per prendere la mano ti potevi contagiare. Ma non è così, perché l’AIDS si prende solo attraverso la flebo e rapporti non protetti“. L’attacco è diretto al noto medico francese Luc Montagnier, che non ha voluto curare Leonardo: “È stato un figlio di pu***na“. La cantante continua: “Io l’ho curato in tutti gli ospedali più grandi del mondo. Però non ho trovato nessuna compagnia aerea che lo prendesse.

Poi Benetton mi ha dato il suo aereo privato e io da Parigi ho potuto prendere Leonardo, portarlo alla Madonnina con l’aereo di Benetton, che ringrazierò in eterno. Benetton è stato un angelo, l’ha curato fino all’ultimo. Amavo questo ragazzo alla follia, era un confidente, un amico“.

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