marco vannini

I legali della famiglia Ciontoli si stanno opponendo nella maniera più assoluta a quello che è il fulcro del nuovo processo per l’omicidio di Marco Vannini: la modifica del reato riconosciuto.

Aveva scatenato la polemica, un anno fa, la decisione dei giudici d’appello di derubricare la pena ad Antonio Ciontoli da omicidio volontario ad omicidio colposo. Derubricare il reato aveva portato anche a diminuire la pena per Ciontoli a 5 anni di carcere, ed a mantenere quelle dei suoi famigliari uguali al primo grado di giudizio. 

Pochi giorni fa il Pg Vicenzo Saveriano aveva chiesto durante l’ultima udienza che Ciontoli venisse condannato a 14 anni di prigione e che il reato fosse di nuovo mutato in omicidio volontario: il legale dei Ciontoli si è opposto fermamente.

Le motivazioni della difesa

“Adottare un comportamento sia pure biasimevole in una situazione di rischio, evidentemente mal governata, non significa che l’imputato abbia voluto la morte di Marco” ha dichiarato l’avvocato. Il legale ha inoltre sottolineato che non ci sarebbe stata alcuna consapevolezza di quelli che erano con Marco quella notte di quale fosse la gravità della situazione: “Non avevano consapevolezza della situazione: se ci fosse stato il sangue che usciva dalla ferita ne avrebbero avuta, ma non c’è stata fuoriuscita di sangue e l’emorragia purtroppo era solo interna”.

La presunta non consapevolezza della morte

La chiave del comportamento di Ciontoli, secondo il legale, sta nella mancata consapevolezza del pericolo di decesso: “Se si fosse confrontato con l’evento morte non avrebbe agito così come poi ha fatto. Trovarsi in una situazione di rischio e cercare di gestirla non significa accettare l’evento morte”.

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