Marco Vannini e mamma Marina Conte

La procura ha chiesto che la famiglia Ciontoli sia condannata a 14 anni di reclusione per omicidio volontario per l’omicidio di Marco Vannini, morto nella casa della fidanzata nel maggio del 2015. La richiesta per i famigliari è invece di 9 anni e 4 mesi per concorso anomalo in omicidio.

Marco Vannini, le pene diminuite in appello

Lo scorso febbraio la Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza d’appello emanata nel 2019 nei confronti della famiglia Ciontoli. In quell’occasione, infatti, le pene nei confronti di Antonio Ciontoli e dei suoi famigliari erano state alleggerite: il reato nei confronti di Ciontoli era stato derubricato da omicidio volontario a omicidio colposo, e la pena era stata diminuita a 5 anni di reclusione.

 

L’opinione pubblica aveva vissuto con profonda indignazione la scelta dei giudici, così come la famiglia Vannini, che aveva da subito chiesto una revisione processuale.

Omicidio Vannini: la sentenza di Cassazione

La sentenza della Corte di Cassazione che ha portato al nuovo processo è basata sul fatto che viene ritenuto che la morte di Marco Vannini avrebbe potuto essere evitata e che sono state le azioni dei Ciontoli a causarla: in primis lo sparo, esploso dalla pistola di Ciontoli, ma maggiormente sono state responsabili le azioni avvenute dopo lo sparo: l’attesa prima di chiamare i soccorsi, le errate informazioni date al 118 e le decisioni prese prima della morte del giovane.

Marco Vannini, la sera dell’omicidio

La sera dell’omicidio, Marco Vannini si trovava a casa della fidanzata Martina Ciontoli, pronto per passare la notte con lei. A quanto pare, lo sparo sarebbe avvenuto mentre Marco stava facendo la doccia: Antonio Ciontoli ha sempre raccontato che il ragazzo avrebbe voluto vedere la sua pistola d’ordinanza e che sarebbe stato in quel momento che, per fatalità, sarebbe partito un colpo dall’arma.

Da quel momento in poi l’intera famiglia Ciontoli si sarebbe occupata della ferita del giovane posticipando i soccorsi e cercando in primis di nascondere le responsabilità di Antonio Ciontoli: a provarlo ci sono anche due telefonate al 118 in cui la famiglia mente sullo stato di salute del ragazzo.

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