Paolo Borzacchiello La Parola Magica

E sì che Beppe Grillo era stato chiaro, quando quasi dieci anni fa, durante uno dei suoi spettacoli comici aveva usato le teorie di Lakoff per dare insegnamenti preziosi ai suoi allora nemici e ora alleati di governo: “le parole evocano immagini”, diceva in modo molto chiaro e divertente. “Se io ti dico di non pensare al Nano, tu pensi al Nano”, proseguiva poi sempre sulla linea delle teorie del politologo americano.

Il body shaming della sinistra

Lasciando perdere il fatto di sbeffeggiare caratteristiche fisiche per le quali chiunque facesse lo stesso, a destra, sarebbe semplicemente crocifisso (il bravissimo Giuseppe Culicchia, nel suo delizioso “E finsero felici e contenti”, cita anche il caso di Asia Argento che dà della grassona a Giorgia Meloni senza che nessuno si preoccupi di sgridarla almeno un po’), Grillo aveva ragione.

O meglio, Grillo che citava Lakoff (senza dirlo) aveva ragione.

Beppe Grillo e la teoria dei frame

Qual è la teoria dei frames? Negare un frame, lo rinforza. Cioè, se io uomo di sinistra dico di essere “contro lo sgravio fiscale” proposto da un uomo di destra, in realtà sto rinforzando l’idea che le tasse siano un peso (“sgravio”) e, quindi, sto di fatto promuovendo l’idea alla base della politica dei miei avversari secondo cui le tasse sono, per l’appunto, un peso.

 

Trump e Salvini versus Bonaccini

Il succo è tutto qui: se vuoi battere il tuo nemico sul piano politico devi utilizzare parole diverse e concetti diversi dai suoi.

Come sta facendo Trump negli Stati Uniti parlando del problema del voto per posta invece che del bilancio del suo Paese, come fa brillantemente Salvini qui da noi, alternando strali contro i migranti a post strappalacrime dedicati agli amici pelosi a post in cui gioca con la settimana Enigmistica (sic) e come non sta facendo, invece, Stefano Bonaccini il quale, evidentemente non pago del pessimo titolo del suo ultimo libro “La destra si può battere”, dal suo profilo Instagram tuona: “La destra si può battere: servono idee chiare, coraggio e cuore”.

L’immagine della sinistra oggi

Se qui mi occupassi, come faccio per alcuni miei clienti, anche dell’immagine social di Bonaccini, parlerei di come si possa scegliere una foto come quella che accompagna tale audace messaggio e del profilo in genere ma, per mia fortuna, qui mi occupo solo di parole (e, lo ripeto, senza alcun tipo di preferenza politica: quando uno parla male, parla male e basta).

 

Stefano Bonaccini
Stefano Bonaccini – dal suo profilo Instagram

Il menu di Bonaccini

“La destra si può battere: servono idee chiare, coraggio e cuore”. Dove sono gli errori?
Prima di tutto, nella frase iniziale: la destra si può battere.
Bonaccini sceglie per il suo slogan una metafora collegata alla guerra la qual cosa, di per sé, non è una grande idea, perché evoca scenari che sono più tipici delle strutture mentali del popolo di destra.

Tutta questione di linguaggio

Si consideri, al riguardo e ad esempio, che fra Trump e Obama è più probabile valutare Trump come il Presidente guerrafondaio, mentre è vero il contrario: il premio Nobel per la Pace, nei suoi anni di presidenza, ha condotto ben 7 guerre per esportare la democrazia americana nel mondo e nel solo 2016 ha sganciato circa 27.000 bombe su suolo straniero, una ogni tre ore circa: eppure, nell’immaginario, Obama era un pacifico pensatore mentre il suo successore Trump è il pazzo sempre sul piede di guerra.

Curioso, vero? Questo è il potere del frame. Quindi, tornando all’italico sindaco emiliano, usare un verbo di destra per un libro di sinistra è, di per sé, come minimo imprudente

Destra e sinistra: chi sta vincendo?

Poi, sempre nella prima frase, dice che la destra si può battere. Ragioniamoci insieme.

Che cosa implica una frase del genere? Chi è che “si può battere”? Colui che al momento sta vincendo. Non puoi battere una persona sconfitta. Puoi battere, intesa come pura possibilità, colui che al momento è più forte di te.

Questo titolo, quindi, è una dichiarazione precisa: la destra è più forte della sinistra.

Il che, francamente, da consulente politico quale sono, mi pare un’idea del menga, come direbbero a Milano.

“Yes we can” made in Italy

A ciò aggiungiamo quel “si può”, vizietto che i comunicatori di sinistra proprio non riescono a togliere.

È bastato che Obama (sempre lui) se ne uscisse con il suo meraviglioso “yes we can” (“sì”, con l’accento, “noi possiamo”) e che i compagni spagnoli lanciassero il loro “podemos” (possiamo, prima persona plurale) che in Italia si traducessero male questi slogan in forme impersonali che tolgono valore all’azione politica e spersonalizzano l’importanza dell’agire: “si può fare” (Veltroni), “si può battere” (Bonaccini) e l’insuperabile (verso il basso) Civati con “è possibile”.

Qualcuno dovrebbe spiegarglielo, che usare i verbi di possibilità in modo impersonale porta voce agli avversari

Alla sinistra mancano le idee chiare

Ahimé, ce n’è ancora: servono idee chiare, coraggio e cuore. Commentare questa frase è fin troppo facile.

Pensateci: “cara, serve il sale!”, “amore, serve l’olio!”. Che cosa vogliono dire queste parole? Che mancano il sale e l’olio. È italiano, del resto: se una cosa serve vuol dire che è certamente utile ma che, di solito, manca o è presente in quantità insufficiente (sono i primi significati disponibili e il cervello, per economia cognitiva, sceglie quelli).

Se non siete convinti (e se non lo siete, vuol dire che simpatizzate per Bonaccini e usate la pancia invece della testa come faccio io), sentite qui: “serve il sale”. Rispondete di getto: il sale c’è o non c’è? Appunto. 

Bonaccini in sintesi: peggio non si poteva fare

Quando si parla di parole, le buone intenzioni contano poco o nulla. Conta solo il risultato che, dal punto di vista dell’effetto delle parole stesse, esse producono. Io, con la mia parte razionale, ho capito che cosa intendesse il politico con quel post; sempre io, con la mia parte irrazionale, ho però evocato, senza esserne consapevole, una serie di idee prodotte dalle parole usate in quel post.

Quante volte capita che queste cose succedano e che ci condizionino, in un modo o nell’altro?

Ricapitolando: il titolo del libro del paladino della sinistra, che si fa ritrarre con camicia anni 60’ a una festa dell’Unità, dice sostanzialmente che la Destra è più forte e che alla Sinistra mancano idee, cuore e coraggio. Peggio non si poteva fare. Forse solo Civati avrebbe potuto. Forse. È possibile.

Dizionario di Borzacchiello

(a cura dell’autore)

FRAME: letteralmente “cornice”; può essere inteso come insieme di idee che incorniciano la realtà, oppure modo di presentare le informazioni. Preferisci un formaggio magro al 95% o un formaggio con il 5% di grassi? Questo è un frame.

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