Cronaca

Omicidio Vannini, le parole della madre di Marco dopo la sentenza

marina Conte, madre di Marco Vannini, ha commentato la sentenza che condanna la famiglia Ciontoli per omicidio volontario
Marco Vannini e mamma Marina Conte

Per la prima volta i genitori di Marco Vannini possono accogliere una sentenza con un senso di giustizia. Oggi la famiglia Ciontoli è stata condannata per omicidio volontario.

Marina Conte e suo marito da anni si battono perché siano riconosciute le responsabilità della famiglia Ciontoli in tutta la loro totalità e la precedente sentenza d’appello, che derubricava il reato a omicidio colposo e diminuiva gli anni di pena, aveva gettano i Vannini nello sconforto.

Le parole di Marina Conte dopo la sentenza

Ora, Marina Conte può definirsi non felice (impossibile, dopo la morte del figlio) ma soddisfatta: “Finalmente è stato dimostrato quello che era palese fin dall’inizio.

Se fosse stato soccorso subito Marco sarebbe qui e noi non saremmo davanti a queste telecamere. La giustizia esiste e per questo non dovete mai mollare”.

La famiglia Vannini ha più volte ribadito di non avere scopi di vendetta, ma che fosse invece dimostrato il concorso in volontarietà: “Quello che volevamo noi era che fosse riconosciuto l’omicidio volontario per tutta la famiglia e finalmente, dopo più di 5 anni, siamo riusciti a dimostrarlo”.

Marina Conte, la dichiarazione prima del processo

Stamattina i genitori di Marco vivevano, a poche ore dalla sentenza, tra la speranza e la tensione. Marina Conte, ai microfoni davanti al tribunale (come mostrato da Storie Italiane) diceva: “Sono un po’ agitata perché fino all’ultimo non sai mai cosa ti aspetta. L’attesa è stressante, sono 5 anni che continuiamo a chiedere giustizia e speriamo che oggi ci sia un segnale di giustizia“.

Vannini verso la sentenza di Cassazione

Rimane un cammino lungo quello dei Vannini: “E comunque non finisce qui perché si finirà di nuovo in Cassazione.

È un’attesa continua. Fino alla Cassazione non bisogna mai mollare”.

La chiave di volta del processo è stata dunque la scorsa sentenza in Cassazione: “La Cassazione ci ha ridato la luce: io ho sempre detto che è stato un miracolo quello che è stato fatto in Cassazione e io ci voglio credere”.

Resta l’amaro in bocca per una sentenza che rimane una sentenza, e non potrà mai colmare il vuoto lasciato da un figlio morto: “Non c’è una condanna giusta, ma ci dev’essere un messaggio di giustizia”.

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