Pamela Mastropietro

Come previsto, è arrivata puntuale la sentenza per Innocent Oseghale, imputato a processo accusato della morte di Pamela Mastropietro, 18enne di Macerata uccisa e fatta a pezzi il 30 gennaio 2018. Oseghale, 32enne, era stato accusato di omicidio volontario con l’aggravante di violenza sessuale e distruzione e occultamento di cadavere.

Nei giorni del processo, Oseghale aveva testimoniato in aula affermando a gran voce di non essere lui l’artefice della morte di Pamela Mastropietro, versione non accettata dai giudici vista la sentenza emessa.

Innocent Oseghale condannato

La sentenza è arrivata a poco più di un anno di distanza di quella di Luca Traini che, come spedizione punitiva dopo la morte di Pamela Mastropietro, il 3 febbraio 2018, aveva aperto il fuoco contro 6 migranti per le strade di Macerata, causando diversi feriti.

Aggressione scatenata, per stessa ammissione del 30enne, dalla volontà di vendicare la giovane Pamela, uccisa propri da un uomo di origini africane, il 30enne Innocent Oseghale.

La Corte d’Assise di Appello di Ancona ha deliberato nella prima serata di venerdì 16 ottobre, confermando la condanna all’ergastolo per Oseghale con annesso isolamento diurno per i prossimi 18 mesi.

Si conclude dunque la vicenda giudiziaria del pusher nigeriano di 30 anni, per i giudici non c’è dubbio sul suo ruolo nella morte di Pamela Mastropietro.

In aula presente la famiglia di Pamela Mastropietro

La sentenza è stata emessa alla presenza dei legali della difesa e ad alcuni familiari della vittima; la mamma, la nonna e lo zio e legale di parte civile Marco Valerio Verni. Assente invece il papà di Pamela Mastropietro.

Proprio durante il processo la donna aveva dichiarato: “Se è dura?

Lo è tutti i giorni, non posso mancare mancare, sono qui per quello che hanno fatto a Pamela, voglio giustizia

Oseghale nega le accuse

Proprio durante l’udienza di venerdì 16 ottobre, Oseghale si è professato innocente davanti ai giudici, affermando di non averla uccisa lui. “Mi dispiace per quanto accaduto a Pamela, ma non l’ho uccisa” ha affermato l’imputato. Le parole sono state riprese dall’AdnKronos che ha riportato tutta la sua testimonianza.

Oseghale ha raccontato che i due hanno avuto un rapporto sessuale consenziente, per poi vederla agitarsi sempre più fino a chiedere la droga.

A quel punto Pamela ha avuto un malore: “L’ho accompagnata nella stanza degli ospiti e le ho portato il computer, ma è stato in quel momento che ho sentito un rumore, era caduta a terra ma aveva gli occhi aperti, non parlava”. Oseghale ha poi spiegato di aver perso la testa per il panico, così ha deciso di far sparire il corpo, facendolo a pezzi perché troppo grande per entrare nella valigia: “Fatemi pagare per i crimini che ho commesso non per i crimini che non ho commesso“ ha concluso.

La procura però, fin da subito, nella persona del procuratore generale di Ancona Sergio Sottani, aveva ben chiaro che non ci sarebbe stata nessuna attenuante.

Si conclude dunque la tragica vicenda di Pamela Mastropietro, morta a 18 anni.

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