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Matteo Messina Denaro è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Caltanissetta per le stragi che uccisero i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992.

Ovviamente si è trattato di una sentenza avvenuta in contumacia: il boss mafioso è latitante dall’estate del 1993, e da allora per decenni ha tenuto le redini di Cosa Nostra. Ad oggi non si conosce il ruolo effettivo del boss mafioso all’interno dell’organizzazione: alcuni inquirenti suppongono che sia rimasto il Capo assoluto dell’organizzazione, mentre altri ritengono più probabile che sia impegnato nel mantenimento della sua latitanza.

Messina Denaro: precedenti condanne

In passato Matteo Messina Denaro era già stato condannato per le stragi di Firenze, Roma e Milano, ma solo ora arriva il riconoscimento della sua responsabilità nelle stragi che uccisero i due magistrati in terra siciliana.

Le indagini hanno portato a inquadrare Messina Denaro come uno dei boss che ha progettato la cosiddetta strategia stragista coordinata dall’allora boss assoluto Totò Riina e da Bernardo Provenzano. Il pm Paci, durante la requisitoria al processo, ha sottolineato il ruolo attivo e consapevole che Messina Denaro ha avuto, descritto da numerosi collaboratori di giustizia e testimoni: “La decisione di uccidere i due giudici non fu un fatto isolato, ma ben piazzato al centro di una strategia stragista a cui Matteo Messina Denaro ha partecipato con consapevolezza”.

Stragi del ’92: gli elementi contro Matteo Messina Denaro

Nello specifico Matteo Messina Denaro si sarebbe giocato, con le stragi del ’92, il tutto per tutto: assecondare il piano di Riina significava mettersi nella posizione di dover esporre se stessi e tutte le proprie risorse alla causa. Il primo ruolo attivo nella strategia stragista di Messina Denaro sarebbe avvenuto proprio nel 1992, ma nei primi mesi, quando era stato organizzato un attentato nella Capitale che avrebbe dovuto uccidere, oltre Falcone, anche diversi giornalisti.

La partecipazione del boss mafioso è testimoniata da intercettazioni in carcere di Totò Riina, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e di ex membri fondamentali come Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina.

(Immagine in alto: ricostruzione del volto di Matteo Messina Denaro – Ansa)