volante dei carabinieri

Sono stati condannati il padre e lo zio che si sarebbero resi protagonisti di incidibili abusi sessuali e violenze nei confronti di un bambino di 3 anni, a Galatina (provincia di Lecce). La vicenda era emerse dopo la denuncia della madre del bimbo, la cui testimonianza nell’incidente probatorio ha portato a questo primo esito processuale. Il bimbo veniva abusato dai parenti, che si accanivano su di lui quando provava a ribellarsi.

Orrore a Lecce, abusi dal padre e dallo zio

La vicenda è emersa per la prima volta nello scorso maggio 2019, ma gli abusi e le violenze sul bambino arrivano da lontano.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’incubo sarebbe durato 2 anni, dal 2015 al 2017, quando il bambino (che adesso ha 8 anni) è riuscito a parlare con la madre degli orrori subiti quando veniva affidato al padre. La madre, dopo averlo registrato, si è presentata dai Carabinieri e da lì è partita l’inchiesta che ha portato all’arresto dello zio e del padre.

Secondo le ricostruzioni, il bambino veniva obbligato a praticare atti sessuali orali e, quando provava a rifiutarsi, veniva brutalmente picchiato e torturato.

Tra le violenze emerse, sculacciate, calci, mozziconi di sigarette spenti sul corpo; inoltre, il bimbo sarebbe anche stato cosparso di escrementi, fango e saliva.

Padre e zio condannati a 8 anni per gli abusi

A scoperchiare questo vaso di Pandora degli orrori, sono state le parole del bambino alla madre. Da lì, i Carabinieri hanno avviato un indagine: il primo capo di imputazione inflitto allo zio del bimbo è stato quello di produzione di materiale pedopornografico. I militari, infatti, avrebbero trovato sul suo telefono numerose foto del nipote nudo.

Solo il primo tassello della galleria degli orrori emersa dagli incidenti probatori e nel corso del processo, che è giunto ora a conclusione. Dopo aver parlato degli abusi dello zio, infatti, il bambino ha fatto emergere anche elementi contro il padre.

Il giudice per l’udienza preliminare Cinzia Vergine, a seguito del processo per rito abbreviato (che prevede la riduzione di un terzo della pena), ha condannato il padre a 8 anni di carcere, e 8 anni e 4 mesi per lo zio. I due erano accusati di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia.

Non pienamente soddisfatta la richiesta della Procura, che aveva chiesto 10 e 9 anni. Le fonti locali riferiscono che madre e figlio, trasferitisi nel Nord Italia, riceveranno un risarcimento per i danni, dopo essersi costituiti parte civile.

Giuseppe, Evan e altre piccole vittime

Questo genere di cronache, purtroppo, non è nuovo. Solo negli ultimi anni sono numerosi i casi di violenza su minore, spesso culminati con atroci morti. È il caso del piccolo Giuseppe di Cardito, massacrato di botte con un bastone dal patrigno Tony Badre; o ancora quello più recente di Evan, bimbo di 21 mesi picchiato a morte dal compagno della madre.

In entrambi i casi, le madri sono state arrestate con l’accusa di non aver fatto nulla per impedire le violenze o per salvarli, quando erano già state messe in atto.

Ancor più atroce, il caso emerso quest’anno di un uomo e una donna che avrebbero realizzato filmati di violenze sessuali sui proprio figli, condivisi con una rete di pedofili. A far particolarmente orrore nella vicenda avvenuta in Toscana, il fatto che la bimba abusata da quando aveva 1 anno sarebbe stata concepita “con il preciso intento di realizzare le fantasie sessuali condivise dalla coppia“, secondo le parole del gip.

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