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Entro giungo 2021 il 75% degli italiani potrebbe essere coperto da vaccino anti-Covid. A dirlo è Piero Di Lorenzo, Presidente dell’Irbm di Pomezia.

Il centro sta, da mesi, lavorando insieme all’università di Oxford per la creazione di un vaccino prodotto da AstraZeneca, e ritiene più che probabile che la fine della sperimentazione della fase 3 avvenga entro metà dicembre 2020.

Primi vaccini entro la fine dell’anno

Il siero su cui si sta scommettendo, al momento, è quello prodotto da AstraZeneca e sviluppato (e messo in sperimentazione) da Oxford e Irbm. Le parole di Di Lorenzo, pronunciate durante una puntata di Omnibus, programma di La7, sono ottimistiche: “È assolutamente credibile che la sperimentazione possa arrivare a conclusione della fase 3 a fine novembre-metà dicembre.

È ragionevole pensare che entro la fine dell’anno possa esserci la validazione”. Di norma, il processo di validazione post-sperimentazione è molto più lungo (può richiedere 6-12 mesi) ma una circostanza straordinaria come una pandemia globale può far sì che i tempi burocratici vengano notevolmente snelliti.

10 milioni di dosi ogni mese

A quanto pare l’impresa è estremamente ottimista anche sull’efficacia del vaccino: “Grazie alla forza economica e organizzativa della leader del progetto, la multinazionale AstraZeneca, abbiamo cominciato a produrre il vaccino già da mesi”.

Se tutto andrà bene è già valido un contratto tra Ue e AstraZeneca che prevede la produzione e la consegna di 300 milioni di dosi, di cui 2-3 di essi destinati all’Italia entro la fine dell’anno. Poi, ne arriverebbero altri lotti, per un totale di circa 10 milioni di vaccini al mese per il nostro Paese.

Sperimentazione era stata sospesa a settembre

Il cammino del vaccino di AstraZeneca non è stato sempre in discesa: a settembre era stato necessario uno stop al trial per via di una persona, all’interno della sperimentazione, che si era ammalata inspiegabilmente.

In quell’occasione un portavoce di AstraZeneca, riportato da Adnkronos, aveva spiegato che la sospensione del test era “un’azione di routine che si verifica ogni volta che c’è una potenziale reazione inspiegata in uno dei test e che si sarebbe indagato sulla reazione. Il portavoce ha ribadito che si sarebbe trattato di “un processo standard, che si attiva ogni volta che si manifesta un quadro clinico inatteso durante lo sviluppo clinico, che viene indagato per assicurare il mantenimento dell’integrità dello svolgimento dello studio”.

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