Marco Bacini e Federica Panicucci

Continua l’indagine di The Social Post nel “dietro le quinte” di un mondo apparentemente stimolante e accattivante come quello dei social. Ogni giorno sono infiniti i reati che vengono perpetrati sui più famosi social network nell’indifferenza generale tranne quella di chi, quotidianamente, si trova a fronteggiare plotoni di hater che con maniacale serialità colpiscono indisturbati i loro obiettivi sensibili. Offese, insulti, minacce pubbliche e private: l’oro social non è quel che sembra.

A parlare della propria esperienza e della propria battaglia contro gli “odiatori del web”, è Marco Bacini. Imprenditore milanese, docente all’università LUM e compagno della celebre conduttrice Mediaset Federica Panicucci, in più occasioni finito al centro dell’attenzione per il suo elegante e garbato modo di osteggiare gli hater.

Marco Bacini e gli hater: “L’hater si nasconde dietro profili fake

Marco Bacini, lei in quanto personaggio pubblico, è spesso vittima di attacchi da parte degli hater sui social network. Che tipo di offese riceve?

È vero sono spesso “sotto attacco” di hater, alcuni addirittura seriali, che diversificano i propri attacchi a seconda dei contenuti. Spesso ci sono insulti rivolti a quello per molti può sembrare un difetto “fisico” (il mio naso) con il quale invece convivo benissimo (ho il setto deviato perché sono stato un agonista di Thai Boxe); altre volte gli insulti sono rivolti a quelli che per molti è un ostentare delle cose belle che per la mia passione possono essere le auto o delle vacanze in posti esotici, che per me invece è un mero condividere.

Spesso l’hater soprattutto quello più rancoroso e invidioso si nasconde dietro profili fake ed è in quei casi che gli attacchi sono normalmente più duri e cattivi.

Eleganza e ironia contro l’odio: la fama da “blastatore”

Negli attacchi che arrivano a lei spesso è coinvolta anche la sua compagna, Federica Panicucci. Come affrontate insieme questo problema?

Il suggerimento che ho sempre dato a Federica è di non sottolineare un brutto commento con una risposta, per non darne una ulteriore visibilità; se Lei butta una piccola fetta di torta in un ventilatore quale sarà l’effetto di ritorno? Spesso quindi intervengo io anche nei commenti dei suoi hater (che sono pochi) proprio per spostare l’attenzione e perché poi lo devo ammettere io mi diverto anche un po’ a rispondere in maniera ironica ad alcune affermazioni che a volte sono veramente cattive.

Ormai sono diventato super postato anche dalla pagina social ‘Gli Odiatori’ per le mie risposte che in termine digital alcuni definiscono da “blastatore”.

marco bacini e ferica panicucci
Marco Bacini risponde ad un hater su Instagram. Fonte: Instagram

Infatti è noto per le sue risposte ironiche, garbate e assolutamente eleganti anche di fronte alle offese più basse. Davvero non se la prende mai?

Normalmente passo un po’ di tempo sui social la sera alla fine di lunghe giornate di lavoro sempre molto intense e impegnative, per me quindi al di là della valenza professionale dello strumento, leggere i commenti è un momento di “brain break” e non riesco proprio a prendermela.

Spesso pur non giustificando l’atto, provo a mettermi dall’altra parte del telefono e ad immaginare le persone che si nascondono dietro a profili fake e che sicuramente avranno problemi veri, e che trovano come unico sfogo (sbagliando ovviamente) quello di insultare chi probabilmente da quello che posta dimostra di aver più successo o di raggiungere obiettivi. I social hanno sicuramente amplificato un fenomeno di “odio sociale”, alimentando purtroppo un sacco di rancorosi.

In altre parti del mondo se posti una bella auto il feedback è sempre positivo e di ammirazione, da noi spesso il feedback è esattamente l’opposto, se qualcuno ce la fa ci deve essere qualcosa che non va bene. La chiamerei “invidia sociale” che nel nostro caso diventa “social”.

Marco Bacini risponde ad un hater su Instagram. Fonte: Instagram

Disarmare gli hater con l’educazione

Quanto è efficace l’educazione contro gli hater?

L’educazione è efficace sempre e con tutti fuori e dentro i social: sui social è fondamentale, e se si è stati bravi a creare una propria “community” fidelizzata, oltre all’educazione ci sarà la community stessa che prenderà le difese rispondendo agli hater.

E se all’educazione aggiungiamo un pizzico di ironia, il gioco è fatto e l’hater disarmato.

Chi è per lei l’hater e quali sentimenti si agitano dietro l’odio sui social?

L’hater è multiforme e i sentimenti sono molti e diversificati: invidia sociale, frustrazione, per alcuni anche la possibilità di scaricare rabbia inespressa dietro una maschera. “L’uomo è poco sé stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità” diceva Oscar Wilde. I social per molti sono una maschera perfetta per dire cose che di persona non direbbero mai.

E poi ci sono quelli che avendo capito il mio “punto debole” (cioè rispondere a molti) ormai mi scrivono per avere una risposta, e questo onestamente mi fa divertire ancora di più.

Tra responsabili e responsabilità: come difendersi dal lato oscuro

A chi non ha la sua consapevolezza nell’utilizzo delle piattaforme social, si pensi magari ai più giovani, cosa consiglia di fare in caso di attacchi da parte degli odiatori?

Il discorso è ampio, bisogna innanzitutto capire se si tratta di commenti sporadici o di attacchi costanti, inoltre consiglio sempre soprattutto ai genitori dei più giovani di controllare quello che viene fatto dai figli, i followers e la tipologia di interazioni che intrattengono, proprio perché non tutti sono strutturati e oggi sarebbe necessario fornire una formazione a stare sui social partendo proprio dalla scuola.

Tanti i casi di cyber bullismo fenomeno che va oltre il fenomeno hater ma che ne è uno spin-off. Ad ogni modo soprattutto per i più giovani consiglio sempre di far riferimento ad un genitore per comprendere chi si nasconde dietro il profilo hater.

Nel contrasto all’odio social, di chi è la responsabilità: delle piattaforme che offrono poca protezione agli utenti o delle istituzioni che non puniscono questi comportamenti?

Le piattaforme forniscono i mezzi per segnalare commenti e per bloccare i profili, da un punto di vista legale ritengo che aprire un profilo con un documento di identità sicuramente sarebbe un meccanismo per disincentivare i tanti profili fake dietro i quali si celano i tanti hater seriali. Per cui indubbiamente una parte di responsabilità è delle piattaforme. Per quanto riguarda le istituzioni soprattutto quelle a tutela della nostra sicurezza è indiscutibile che si stanno muovendo velocemente per essere all’altezza dei mutamenti della tecnologia, che ogni giorno cambia si evolve e rende più difficili i tracciamenti.

Ma noi in Italia su questo siamo molto bravi e la Polizia Postale è sempre pronta a dare supporto e a punire ove necessario i comportamenti più inopportuni.

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