Mariella Cimò

Condannato in via definitiva Salvatore Di Grazia. L’uomo è stato per 9 anni al centro di un’indagine sulla scomparsa della moglie Mariella Cimò, che risale al 2011.

La vicenda: una donna svanita nel nulla

Il 25 agosto 2011, dopo una lite col marito nella loro abitazione a San Gregorio (provincia di Catania), Mariella scompare. Una videocamera riprende la donna rientrare a casa la sera prima, ma mai la sua uscita.

Mariella Cimò, però, da quel giorno non è più stata trovata. A casa ha lasciato tutto: il cellulare, gli effetti personali e tutti i suoi animali, una quarantina tra cani e gatti, di cui si occupava.

Salvatore Di Grazia, che oggi ha 84 anni, avverte gli inquirenti della scomparsa soltanto 10 giorni dopo. A suo dire, la ragione del suo ritardo nel dichiararla scomparsa è imputabile al riserbo della moglie. Un altro motivo, secondo un’intervista rilasciata a Fanpage, sarebbe stato il desiderio di non voler dare l’allarme per un allontanamento di dispetto. Dopo l’annuncio è iniziata una ricerca, che ha coinvolto anche il programma Chi l’ha Visto?.

I sospetti su Salvatore Di Grazia

Fin da subito la posizione di Salvatore Di Grazia in questa vicenda ha destato dei sospetti, soprattutto nella famiglia della donna, che ha sempre lottato per cercare una verità dietro a questa faccenda.

L’uomo, secondo le ricostruzioni, aveva discusso con la donna il giorno stesso della scomparsa. Le ragioni del litigio pare riguardassero i continui tradimenti di Di Grazia, e il desiderio della moglie di vendere l’autolavaggio in cui l’uomo avrebbe portato le amanti.

Recentemente l’uomo ha spiegato a Fanpage che si trattava di “dei leggeri contrasti per quanto concerne la chiusura di un’attività, che io ritenevo non fosse utile”.

Secondo le sue dichiarazioni, infatti, “voleva chiudere perché riteneva di doverci fermare, e così facendo cercava di arginare, di circoscrivere le mie azioni, il mio modo di vivere. Il marito non nega le relazioni extraconiugali, da lui definite un boccone d’acqua fresca necessario dopo 43 anni di matrimonio, ma non ha detto fossero quelle le ragioni dei suoi scontri con la moglie.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza

Un altro motivo di dubbi sul suo ruolo all’interno della sparizione di Mariella Cimò sarebbe data dalle videocamere di sorveglianza.

Nelle immagini si vedeva la donna tornare a casa la sera del 24 agosto, ma mai la sua uscita. Invece, il 25 agosto, Di Grazia è ripreso indaffarato con una grossa tinozza. Non si esclude quindi, secondo le ricostruzioni, che lui possa avere sciolto il corpo della donna nell’acido.

Inoltre, il mastello di plastica che si vede dal video sarebbe stato acquistato dal condannato per uxoricidio proprio il giorno della scomparsa. Anch’esso non è mai stato ritrovato. In totale, sarebbero 45 gli indizi della sua colpevolezza.

La difesa: un uomo che si è sempre dichiarato innocente

Salvatore Di Grazia, però, si è sempre dichiarato innocente.

Ancora oggi, le fonti riportano che l’uomo afferma di aver vissuto gli anni dopo la scomparsa “in modo atroce”, perché “quando si vive assieme per quarant’anni, c’è un tale atteggiamento simbiotico, una complicità tale che non si riesce più a pensare in prima persona, si pensa sempre come un ‘noi’”.

Nel corso del lungo processo, tra i punti principali della difesa vi è stata l’idea per cui la donna si sarebbe potuta allontanare seguendo dei percorsi alternativi. Nonostante sia la Corte d’Assise che la Corte d’Assise d’Appello siano stati a San Gregorio a guardare quelle vie, ciò non è bastato a convincerli dell’innocenza dell’uomo.

La condanna: 25 anni per omicidio

La Suprema Corte di Cassazione ha, infatti, condannato in via definitiva Salvatore Di Grazia. Una particolare vicenda giudiziaria che diventerà sicuramente oggetto di studio, in quanto si è trattata di un’indagine per omicidio senza un cadavere, esattamente come nel caso di Elena Ceste.

La condanna per l’uxoricida è a 25 anni di reclusione. L’uomo è già stato trasferito nel carcere di Piazza Lanza a Catania. Forte il commento dei nipoti di Mariella Cirò: Giustizia è stata fatta.

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