auto della polizia

Fatti a pezzi come bestie, dopo esser stati torturati. Così sono morti Alan Yair, 12 anni, ed Héctor, 14, a Città del Messico. Dopo giorni di ricerche, in seguito alla loro improvvisa scomparsa, la polizia messicana ha scovato i loro cadaveri, orribilmente mutilati, ed è partita la caccia ai killer. Tre al momento sono le persone in manette, appartenenti ad una banda criminale della zona. Il caso, però, sembra nascondere ben più di un orrendo duplice omicidio. Ancora una volta, la cronaca nera fa da padrona in Messico.

Due ragazzi conosciuti da tutti in quartiere

Héctor Efraín Tolentino de Jesús e Alán Yair Silvestre Becerril erano solo degli adolescenti, quasi dei bambini, ma la loro esistenza è stata spazzata via con brutale crudeltà.

Nel quartiere li conoscevano tutti, così come i loro genitori, ai quali i due ragazzi davano una mano come venditori ambulanti. T-shirt, gadget, souvenir e dolciumi: vendevano un po’ di tutto per le strade della capitale messicana, fuori dai concerti e dai grandi eventi. Ora non potranno più, perché il 27 ottobre, qualcuno li ha rapiti con l’inganno, torturati e fatti fuori.

Ma perché?, si chiedono gli investigatori, la stampa e l’opinione pubblica latinoamericana. È un omicidio di matrice razzista (entrambi erano indigeni, appartenenti all’etnia Mazahua) oppure il movente è da cercare altrove?

“El Pollo”, leader della banda criminale

La polizia ha rinvenuto i corpi smembrati il 31 ottobre, 4 giorni dopo la scomparsa. Abbandonati dentro delle casse, sopra un carrello per le consegne. Dalle telecamere di sicurezza nella via nel pieno centro di Città del Messico dove la polizia ha trovato i resti di Héctor e Yair, si vede un uomo spingere il carrello e poi scappare via a gran velocità.

Quell’uomo è Baltazar N., 25enne membro del clan criminale Unión Tepito. La polizia messicana ha poi arrestato altri 2 sospettati: Édgar “N” e José David detto “El Chayan” (lo “Sciamano”). Ma la vera caccia è al mandante dell’omicidio. Tutti e 3 sono sottoposti di “El Pollo”, uno dei più noti criminali della zona, leader di una cellula della banda Unión Tepito, specializzata in spaccio ed estorsioni ai danni dei commercianti.

Il possibile movente

Dai primi indizi, scrive il quotidiano locale Diario de Yucatan, gli investigatori hanno già rinvenuto gli indumenti dei due ragazzi e gli strumenti con i quali sarebbero stati torturati.

Secondo le prime indagini, Héctor e Alan Yair svolgevano in segreto il ruolo di informatori per il gruppo antagonista, la Fuerza Anti- Unión. I detenuti, prosegue la stampa locale, avrebbero ammesso il delitto, confessando anche che avrebbero partecipato in totale 8 persone.  Secondo gli investigatori, lo scopo dell’atroce delitto era lanciare un messaggio, un monito, ai possibili infiltrati nell’organizzazione criminale. Ma per far ulteriore luce sull’atroce morte dei due adolescenti non bastano i “pesci piccoli”.

Bisogna catturare il capo della banda.