Verona batterio killer neonati ospedale

Il caso Citrobacter, il batterio killer dei neonati all’ospedale Borgo Trento di Verona, ha avuto una svolta. Gli ispettori del ministero della Salute, a seguito di indagini e sopralluoghi, hanno individuato mancanze ed errori all’interno della struttura sanitaria. E sottolineano le responsabilità del direttore generale dell’ospedale, a quanto pare informato della situazione Citrobacter già dal dicembre 2019.

4 neonati morti a Verona

Il Citrobacter ha ucciso 4 neonati e reso 9 altri cerebrolesi, su un centinaio di infettati (secondo i numeri della Procura di Verona contestati dall’Azienda, riporta Repubblica). Si indaga sull’ipotesi di un nesso tra “le criticità riscontrate dalla commissione regionale e le morti e le lesioni dei neonati“, spiega il procuratore di Verona Angela Barbaglio.

Gli ispettori specificano che “Le criticità riscontrate sono ascrivibili, in prima istanza, alla mancanza di una forte governance della struttura sanitaria da parte dei vertici della Direzione aziendale nelle sue diverse espressioni“. Il dito è puntato principalmente sul direttore generale Francesco Cobello. Il suo mandato scadrà il prossimo 31 dicembre. A settembre, ricorda Repubblica, il direttore Cobello aveva sospeso il direttore sanitario Chiara Bovo, il direttore medico Giovanna Ghirlanda e il direttore della Pediatria Paolo Biban.

Sotto accusa il direttore generale dell’ospedale

Ciò non cambierebbe, secondo gli ispettori, il fatto che gli errori riscontrati nell’ospedale fossero tali “da non favorire la definizione di un piano chiaro di integrazione tra le diverse strutture aziendali che si occupano di infezioni correlate all’assistenza. E, conseguentemente, di mettere in atto le dovute e immediate azioni di contenimento e miglioramento“. Dal ministero fanno inoltre sapere che il direttore Cobello “era informato già dal 6 dicembre 2019 della presenza di almeno un caso.

A riguardo si rappresenta che l’organizzazione complessiva dell’ospedale e i meccanismi di funzionamento sono compiti, non delegabili, della direzione generale“.

Il nido del Citrobacter nei rubinetti

Ad aggravare la situazione si aggiunge il problema della manutenzione degli impianti. Dalle ispezioni regionali si era scoperto il luogo dove il batterio killer aveva fatto il proprio nido: i rubinetti del reparto di Terapia intensiva neonatale e Terapia intensiva pediatrica. Si era evidenziata la necessità di installare dei filtri antibatterici. Una consulenza dell’ingegner Arrigo Tagliaro aveva sottolineato le mancanze tecniche degli impianti idrici e le soluzioni da apportare.

Anche i medici vittima degli eventi

Infine, sottolinea il quotidiano, gli ispettori ministeriali si sono espressi anche sulla condotta dell’ospedale con i genitori dei neonati uccisi dal batterio. “Il ruolo della comunicazione da parte del personale competente con i genitori dei piccoli degenti deve essere valorizzato e migliorato“. Secondo il ministero, anche il personale sanitario del reparto, ritrovatosi improvvisamente sotto accusa, è stato vittima degli eventi e del “vuoto di governance”. La fine dell’inchiesta, tuttavia, è ancora lontana.

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