foto di alberto genovese

A Live – Non è la d’Urso si affronta l’inchiesta che ha investito Alberto Genovese. Il fondatore di Facile.it, che ha lasciato 6 anni fa, è accusato di violenza sessuale su una modella 18enne, avvenuta il 10 settembre nel suo super attico a Milano, famoso per le sue serate.

Le terribili violenze a cui la giovane sarebbe stata sottoposta per 24 ore sono state riprese dalle telecamere di sorveglianza e visionate dagli inquirenti, che avrebbero assistito a scene raccapriccianti. La modella ha ripercorso la drammatica esperienza in un messaggio registrato per Barbara d’Urso, che ha intervistato anche il bodyguard presente davanti la porta della camera da letto.

Parla la vittima di Genovese: “Ho avuto paura di morire”

La vittima racconta a Barbara d’Urso il calvario che continua a subire: “In questi giorni, dopo che è uscita la notizia del suo arresto, ho cominciato a leggere tante cose. I miei ricordi si fanno più precisi. La cosa che mi fa più male sono i commenti della gente che tenta di darmi la colpa o di giustificare quello che mi è stato fatto“.

Quelle ore di paura che ho vissuto non si possono descrivere, ho avuto paura di morire“, continua la 18enne, “Penso che manchi tanta sensibilità riguardo l’argomento, molta gente parla, specula… Io che sono la vittima mi sono sentita più volte offesa, attaccata ingiustamente. Questa violenza mediatica non è giusta“.

Oggi la giovane modella è seguita da dei terapeuti: “Al momento sono in cura con un po’ di persone al mio fianco che mi stanno aiutando. Sono debole, fragile e tutto questo odio gratuito mi fa male. Venire associata in continuazione… Non so, mi sono sentita dare della escort“.

La giovane racconta di come durante quelle interminabili ore di tortura abbia avuto paura di non rivedere più la famiglia, i genitori, la sorella: “Non ho mai percepito queste feste come pericolose in alcun modo, non ho mai percepito questo ambiente come viscido. Andavo lì per divertirmi e ho vissuto l’inferno“.

La testimonianza del bodyguard

Il bodyguard presente quella sera (non indagato) ha raccontato la sua versione: “Io dovevo presidiare che nessuno entrasse in quella stanza perché mi era stato detto che c’erano cose di valore e quindi dovevo fare da deterrente“.

Era stato assunto da Alberto Genoveseper la tutela dei suoi beni, è una casa privata, lui sa bene dove mettere le sue cose personali“.

L’imprenditore è entrato nella stanza verso le 22.30: “Io ho sempre presidiato, il mio ruolo era di stare in quell’area lì“. Quando è arrivata l’amica della vittima “a chiedere di chiamare l’amica“, lui le avrebbe risposto di “chiamare il suo telefono. Ingenuamente non pensavo che lei non avesse il telefono, perché all’entrata c’era qualcuno che li ritirava“.

Il bodyguard non avrebbe sentito nulla per via della musica altissima: “Il mio ruolo era di non far entrare nessuno perché lì c’erano delle cose di valore“, continua.

Riguardo la vittima, il bodyguard non la conosceva: “Io non conosco mai gli invitati. È entrata con lui, da sola. Era serena come tutti“. Sarebbe rimasto “fino alla fine della festa, non ricordo quando è finita. C’era musica, gente…“. Sulle telecamere dichiara: “Ne ho vista solo una (erano 19, nda) ma ho pensato come deterrente“.