guillermo mariotto e diego armando maradona

Leggenda del calcio sì ma, soprattutto dopo la fine della sua carriera sul campo, anche personaggio pubblico e televisivo. Una figura trasversale quella di Maradona, amata indistintamente ben oltre i limiti sportivi. Ad avere un ricordo del tutto sui generis del pibe de oro, morto oggi all’età di 60 anni, è l’amato giudice di Ballando con le Stelle Guillermo Mariotto che ebbe modo di conoscerlo proprio sull’ambita pista di ballo di Rai1. Raggiunto telefonicamente da The Social Post, Guillermo Mariotto racconta il suo Maradona.

Diego Armando Maradona ballerino provetto a Ballando con le Stelle

Era il 2006 e Diego Armando Maradona già da tempo non scalciava più sul campo in erba.

Un 2006 particolarissimo per la leggenda del mondo del pallone che proprio in quell’anno approdava nelle vesti di ballerino in quel di Ballando con le Stelle. Nessun pallone davanti a lui ma solamente una musica in sottofondo ad accompagnare i suoi passi di danza mossi insieme alla partner in gara con lui, la ballerina e sua insegnante Angela Panico. Dietro al bancone della giuria l’immancabile Mariotto, sudamericano come lui, che oggi lo ricorda tra le risate e l’allegria che hanno caratterizzato i momenti condivisi insieme al campione.

Che cosa ti ha lasciato a livello personale Diego Maradona?

A me Maradona ha lasciato il mio soprannome, ‘Mariotto – otto’, me l’ha coniato lui. Mi ha lasciato la sua simpatia, mi sono ammazzato dalle risate a maltrattarlo e a dirgli ‘senta lei, qua non si tratta di rincorrere una palla, qua si tratta di ballare‘, gli davo del lei. C’era tutta Napoli che mi voleva fare un rogo.

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Guillermo Mariotto ricorda Maradona: “Ci ammazzavamo dalle risate

Quanto è stato bello essere severi con Diego Armando Maradona?

Sai, siamo dello stesso continente quindi parlavamo spagnolo tutti e due, c’era come dire, una parentesi quando ci dicevamo le cose in spagnolo e ci ammazzavamo dalle risate. Lui era proprio un parac**o, divertente e lo è tutt’oggi perché lui è solo passato nel B-sogno.

Secondo te ha trasmesso tutto quello che poteva o ha lasciato qualcosa di incompiuto?

Nono, nulla. Lui ha lasciato una frase che è stata per me la frase che l’ha legato a me, ‘la mano di Dio’.

Capito? Non era calcio, questo era di un altro livello, era gente della mia terra, non era calcio… era magia.

Culturalmente e personalmente eravate legati dallo stesso continente di provenienza, c’è un qualcosa per cui lo hai sentito vicino a te?

La fede. E ora aggiungici per lui un ‘ci vediamo sù, mano di Dio, sei arrivato prima di me, mi hai fregato, come sempre’. Riesco a immaginarmelo che gioca e che insegna a giocare a calcio agli angeli, lui che gli dice ‘voi volate, ma anche io’.

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