Omicidio di Renata Rapposelli

Il delitto di Renata Rapposelli, pittrice 64enne uccisa a Giulianova (Teramo) nel 2017, ricostruito in 110 pagine che cristallizzano le motivazioni della sentenza a carico di Simone e Giuseppe Santoleri, figlio ed ex marito della vittima condannati in primo grado rispettivamente a 27 e 24 anni di carcere per omicidio e soppressione di cadavere.

Omicidio Rapposelli: il movente nella sentenza di condanna

Il primo grado di giudizio a carico di Simone e Giuseppe Santoleri, imputati dell’omicidio della pittrice 64enne Renata Rapposelli (madre ed ex moglie dei due), si è concluso nel settembre scorso con una duplice condanna: 27 anni di carcere al figlio della vittima (24 per omicidio e 3 per soppressione di cadavere) e 24 anni all’ex marito e padre del coimputato (21 per omicidio e 3 per soppressione di cadavere).

Poche ore fa, riporta Ansa, sono state rese note le motivazioni della sentenza emessa in Corte d’Assise a Teramo. I due sono accusati di aver ucciso la donna al culmine di una lite, maturata nel tessuto di un incontro che sarebbe avvenuto a Giulianova.

Secondo i giudici, si sarebbe trattato di un delitto d’impeto, scaturito da questioni di carattere economico, il cui esecutore materiale sarebbe il 46enne Simone Santoleri.

A inchiodare il figlio della vittima a questo profilo di responsabilità, stando alle motivazioni di sentenza, quelli che, in sede dibattimentale, sarebbero emersi come elementi convergenti “in modo granitico nella rappresentazione del coinvolgimento diretto di Santoleri Simone nell’omicidio della madre quale autore materiale. Si tratta di indizi gravi, precisi e concordanti che scaturiscono dai fatti accertati e dalla logica“.

Renata Rapposelli uccisa “per disprezzo

Secondo i giudici di Teramo, il figlio della pittrice avrebbe nutrito “un risalente e mai sopito disprezzo per la figura materna“, manifestando “in più occasioni uno spiccato interesse in merito alle vicende economiche che riguardavano il padre e la madre con particolare riferimento all’assegno di mantenimento imposto a Santoleri Giuseppe nell’interesse di Renata Rapposelli“.

Il filo conduttore che avrebbe fatto da sfondo al delitto, dunque, secondo la ricostruzione processuale sarebbe da individuarsi in un sentimento di disprezzo per la madre che avrebbe spinto il figlio a ucciderla. La vittima, agli occhi dell’imputato, avrebbe rappresentato un “rischio” dal punto di vista economico: le richieste di assegni di mantenimento arretrati all’ex marito avrebbero costituito motivo di preoccupazione perché potenzialmente capaci di destabilizzare la fonte di reddito.

Nelle motivazioni della sentenza di condanna anche un inciso su un dialogo che lo avrebbe visto protagonista poco prima della sparizione della 64enne: “Aveva pronunciato, durante una conversazione con la sorella di poco precedente alla scomparsa della madre alcune gravi minacce condizionate al protrarsi delle insistenze della madre“. Simone Santoleri, secondo i giudici, “aveva riconosciuto la propria responsabilità per l’omicidio di fronte ad alcuni detenuti“.

Esclusa l’ipotesi della premeditazione: “Appare infatti ragionevole – si legge ancora nelle motivazioni riportate dall’Ansache l’invito a Giulianova di Renata Rapposelli con il pretesto (falso) della grave patologia a carico di Santoleri Simone (un tumore, ndr) fosse stato funzionale a favorire l’avvio di ulteriori trattative con la persona offesa e a far desistere quest’ultima dal mantenere ferme le proprie pretese in ordine alle somme dovute per il mantenimento“.

La morte di Renata Rapposelli

Il giallo di Renata Rapposelli affonda le radici nell’autunno 2017. Le tracce della donna si persero il 9 ottobre, e il corpo fu ritrovato l’11 novembre dello stesso anno, in fondo a una scarpata vicino al fiume Chienti (provincia di Macerata).

Un epilogo tanto drammatico quanto inizialmente enigmatico, preceduto da una denuncia di scomparsa presentata da alcuni amici della donna.

Nel gennaio 2019 l’apertura del processo a carico del figlio e dell’ex marito, cui è seguito l’arresto con le accuse di concorso in omicidio volontario e soppressione di cadavere.