lorys stival

“Sei tu ad indicarci la strada dall’alto, aiutandoci ad affrontare la vita al meglio”. Con queste e molte altre parole d’amore, un anno fa, Davide Stival ricordava il figlio Lorys, morto ormai da 5 anni.

Lorys Stival, vittima di un atroce omicidio perpetrato dalla madre che avrebbe dovuto proteggerlo, oggi sarebbe un adolescente: avrebbe 14 anni e si starebbe affacciando alla sua vita di giovane adulto. I suoi progetti di vita e quelli di suo padre per lui si sono infranti nel vuoto il 29 novembre 2014, calati nel gelo di un canalone buio: quello dove Veronica Panarello, sua madre, lo ha gettato dopo averlo ucciso, nel fragile tentativo di nascondere un corpo che è stato invece ritrovato pochissime ore dopo la sua scomparsa.

The Social Post ha parlato con l’avvocato Daniele Scrofani, legale di Davide Stival, che racconta come si vive dopo aver provato la sofferenza della perdita violenta di un bambino, e di come Davide Stival continui a salvaguardare la memoria del figlio perso. 

Lorys, il bambino che “andava a mille”

Lorys portava il nome di un campione: il pilota Loris Capirossi, amato dal padre.

Con quel nome Davide Stival voleva augurare al figlio il futuro di un bambino che va “a mille”, che tocca i traguardi, che finisce sul podio: un bambino con un futuro scintillante davanti. Purtroppo la vita ha preso a schiaffi la visione di un padre che sognava per il suo piccolo tutto il meglio, ed ora ciò che rimane è il pensiero di ciò che Lorys sarebbe potuto essere e invece non sarà mai. Da qui arriva l’esigenza di vivere “nel nome di Lorys”, come si intitola il libro dedicato al piccolo e scritto a 6 mani da Stival, il giornalista Simone Toscano e l’avvocato Scrofani: “È stata un’esperienza anche di sfogo psicologico, gli abbiamo fatto da psicologi io e Simone Toscano.

Abbiamo scritto il libro a 6 mani ed è stato frutto di ore di discussione, e di ricostruzione dei ricordi, non solo processuali ma anche precedenti. Aveva lo scopo di mantenere fortissimo il ricordo di questo bambino ed è un libro che ripercorre la storia di questa famiglia”.

Le lettera al figlio di Davide Stival

Le lettere e le dediche a suo figlio sono l’unico modo in cui Davide Stival ha deciso di esporsi mediatamente.

Fin dall’inizio, ha scelto di allontanarsi dai contenitori televisivi, i giornalisti e i sensazionalismi: “È una persona veramente timida ed in quel periodo era estremamente sofferente” spiega l’avvocato Scrofani: È stata una sua scelta sottrarsi alla lusinga della telecamera, mi chiedeva espressamente di rappresentarlo sotto questo profilo quelle volte che si rendeva necessario. Lui è sempre stato una persona perbene e molto silenziosa”.

Non c’è anno in cui Lorys non sia ricordato, per due volte: il giorno del suo compleanno, il 18 giugno, ed il giorno della sua morte, il 29 novembre: “Lui ha una comunicazione costante con il bambino, ha un rapporto intimo con Lorys sotto il profilo spirituale, questo è un modo per esteriorizzarlo ed è un appuntamento fisso.

Ha una funzione di contatto, di sublimazione. Credo che sia una cosa che vorrà fare a lungo”.

Processualmente parlando, Davide Stival ha chiuso i ponti con la moglie un anno fa, quando la Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni per omicidio a Veronica Panarello. Stival fin dal primo momento è stato molto fermo nel prendere le distanze dall’assassina di suo figlio, con una scelta molto consapevole: “Non ha mai protetto la moglie di fronte alla scoperta di un fatto così terribile, come invece è avvenuto in altri casi, come il caso di Cogne.

Questo Davide non è mai stato disposto a farlo”.

Diego, il fratello di Lorys: la violenza spiegata ai bambini

Da un punto di vista personale, i due sono ancora legati da un altro figlio, il secondogenito Diego: recenti sentenze hanno stabilito che Veronica Panarello ha il diritto di ricevere notizie del piccolo Diego tramite lettere e fotografie che ne testimonino la crescita, ma non può parlare con lui perché ha perso la patria potestà e non c’è motivo di credere che le cose possano essere diverse in futuro.

Per un figlio che non c’è più, ce n’è uno che cresce, pensa e si pone domande. Avere la responsabilità di spiegare morte e violenza ad un bambino richiede grande intelligenza e maturità, e ci spiega il legale Scrofani che questa è ora l’impresa prioritaria nella vita di Davide Stival: “Spiegare a un bambino una vicenda così terribile? Nessuno, nemmeno ampiamente attrezzato culturalmente, ne sarebbe in grado: ecco perché Davide è bravo, perché si è affidato agli psicologi, ha cercato con loro quali fossero le chiavi di comunicazione e si è lasciato guidare.

È chiaro che non potrà nascondersi dietro a delle “non risposte”, ma è attrezzato per dare delle risposte ragionate man mano che adesso il figlio crescerà”.

La nuova vita della famiglia Stival

Oggi, anche per salvaguardare Diego, la vita degli Stival è completamente diversa: calata nell’anonimato di una nuova casa molto lontana da Santa Croce Camerina e dai ricordi dei momenti più bui, la vita di questa piccola famiglia viaggia su binari giustamente sconosciuti. “Davide ha trovato persone generose che lo hanno aiutato offrendogli un posto di lavoro ed aiutandolo nelle prime fasi del trasferimento”.

Dove sia non si sa, e non ha di fatto importanza. Non è però solo: “Si è trasferito in una zona nella quale non ha nessun legame, e con sé si sono trasferiti anche gli zii. Credo che fosse un’esigenza dovuta al voler strappare il piccolino da questa zona dove, bene o male, sarebbe stato riconosciuto per sempre”.

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