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La sindrome di Wanderlust è un termine di origine tedesca e come tutti i vocaboli di origine germanica è un termine composto; in questo caso da due parole, Wander che significa girovagare e lust che vuol dire desiderio. Nella lingua inglese significa “sete di viaggi” e sintetizza perfettamente quello che provano le persone che ne sono “affette”. Ecco svelato il significato di Wanderlust, questo termine infatti significa desiderio di viaggiare continuamente.

Wanderlust: quali sono i sintomi

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Evolution and Human Behaviour, pare che alla base di questa dipendenza legata ai viaggi esista un gene, presente solo nel 20% della popolazione mondiale.

Quali sono i primi sintomi da tenere d’occhio di questa strana sindrome?

Sicuramente il primo sintomo è il batticuore che si prova prima di una nuova partenza, un sintomo positivo, un vero e proprio inno alla gioia. L’euforia che pervade la persona che sta per affrontare un nuovo viaggio è l’essenza di tutto per un viaggiatore.

Se si guardano spesso carte o mappe geografiche e si fantastica sul prossimo viaggio da intraprendere, si è affetti da sindrome di Wanderlust. Oppure se si conoscono tutti i prezzi dei voli e delle tariffe scontate e in maniera quasi ossessiva, ebbene si, si è “malati” di Wanderlust.

La sindrome di Wanderlust può diventare un lavoro

Questa “patologia“, se così vogliamo chiamarla, può trasformarsi in un vero e proprio lavoro. Negli ultimi anni infatti la figura del travel blogger è molto ricercata. Sempre più persone appassionate di viaggi in giro per il mondo, soddisfano così uno dei loro desideri più grandi dopo il viaggio stesso, quello di poterlo raccontare e condividere la loro bella esperienza.

I travel blogger possono collaborare sia con brand del settore turistico, come catene alberghiere, compagnie aeree o enti del turismo, ma anche altri tipi di attività che riguardano il territorio, dalla produzione di prodotti agricoli, di accessori o abbigliamento.

Con i loro video e le meravigliose foto portano una testimonianza in prima persona dei luoghi che visitano, mettendoci il cuore e anche l’anima.

Perché in fondo un viaggiatore non è davvero felice fino a che non riparte per il suo prossimo viaggio.