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Oggi, presso il Tribunale di Torino, è iniziato il processo per diffamazione nel caso di video intimi della maestra d’asilo diffusi illecitamente . Al banco degli imputati ci sono la direttrice dell’asilo e la madre che ha contribuito a diffondere il video, recuperandolo dal cellulare del marito (compagno di calcetto dell’ex fidanzato della ragazza).

Oggi in aula ha parlato proprio la maestra d’asilo, che ha raccontato la vicenda soffermandosi in particolare sui risvolti negativi subiti dal punto di vista professionale, fornendo il ritratto di un contesto lavorativo che l’ha abbandonata in toto fin dal primo momento.

La testimonianza in aula

In aula, la giovane maestra d’asilo ha raccontato tutto, trovandosi per la prima volta davanti alle persone che ora sono accusate di averle rovinato la vita. I giornalisti non sono stati fatti entrare in aula, ma sul posto è stata comunque raccolta una prima dichiarazione della ragazza: “Finalmente ho potuto raccontare tutta la verità di quanto è successo: è stata dura ma mi sono tolta un peso dalla stomaco”.

Da due anni la giovane maestra non lavora ed ha dovuto gestire i rapporti con la famiglia, che la sostiene ma ha avuto momenti di vera difficoltà.

Sul lato relazionale ed emotivo la sua esistenza è stata devastata nel quotidiano.

Il racconto: la “famosa” riunione con i colleghi

Nel raccontare quanto è accaduto a Il Corriere della Sera, la giovane ha spiegato che più che l’iniziale diffusione di video e foto da parte dell’ex fidanzato -che si dichiara pronta, eventualmente, anche a perdonare- è stata la reazione nel contesto scolastico ad averla sconvolta maggiormente. A partire dal giorno della “riunione” in cui la direttrice raccontò a tutte le colleghe della donna cosa era successo, descrivendola come responsabile e non come vittima: “La direttrice mi apostrofò con frasi irripetibili e mi disse che era meglio me ne andassi spontaneamente, altrimenti avrebbe dovuto scrivere sulla lettera di licenziamento il motivo.

E aggiunse che non avrei trovato più lavoro, che non mi avrebbero assunta neanche per pulire i cessi della stazione. Che su di me ci sarebbe stato un marchio indelebile”.

La reazione dei colleghi

Nessuna solidarietà a quanto pare da parte del corpo docente: “Mi hanno accusato senza neanche cercare di capire cosa fosse successo.

Contro di me solo tanta cattiveria. Nessuna mi ha difeso quando sono stata messa alla gogna”. Di fatto non vi è stato un licenziamento, ma una costrizione sotto minaccia a dare le dimissioni: finora, nessuno si sarebbe fatto avanti per chiedere scusa alla ragazza.

Nel quotidiano è stato difficile affrontare i fatti fin dall’inizio, soprattutto per i suoi genitori: “Anche per i miei genitori è stato difficile capire. I rapporti sono cambiati, qualcosa si è rotto. Ma loro sono ancora oggi al mio fianco”.

La vita della maestra, oggi

La ragazza, ancor oggi, non ha un lavoro.

Il suo più grande desiderio è tornare a fare la maestra, cosa che finora non ha potuto fare: di fatto il “marchio” che la direttrice diceva di volerle lasciare addosso, esiste: Non ho più trovato lavoro da quando sono stata costretta a licenziarmi. Le strutture chiedono referenze, ma non sempre queste sono positive”.

Ancor più difficile sarà il recupero di un equilibrio emotivo e relazionale: “Sono sempre stata una ragazza esteticamente molto curata. Oggi quasi non mi trucco più. Ho paura di indossare un abito corto, penso che la gente mi guardi con malizia.

Prima lo facevo per piacere a me stessa, ora temo solo di essere giudicata. Non mi fido più delle persone, per non parlare degli uomini”.

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