Pamela Mastropietro

Non c’è pace per la famiglia di Pamela Mastropietro, la giovane uccisa e brutalmente fatta a pezzi nel gennaio del 2018. Per la sua morte, è stato condannato in secondo grado all’ergastolo Innocent Oseghale, per omicidio volontario con l’aggravante di violenza sessuale e distruzione e occultamento di cadavere. Nonostante la giustizia stia facendo il suo corso, la famiglia di Pamela ha segnalato una brutta vicenda dall’albero fuori la casa di Macerata dove è morta: qualcuno ha strappato via la foto della figlia scomparsa.

La denuncia della famiglia Mastropietro

A rendere nota la notizia è la famiglia di Pamela, 18enne la cui morte ha shockato il Paese per l’efferatezza con cui è avvenuta.

Fuori dalla casa di via Spalato, a Macerata, dove quella sera del 30 gennaio si è consumato un vero e proprio orrore, si trova un albero dedicato a Pamela Mastropietro. Una sorta di piccolo altarino, come molti se ne vedono in prossimità dei luoghi di una tragica morte. Qui capeggiava anche una foto della giovane Pamela, ma ora non più.

Qualcuno, come ci ha cortesemente segnalato qualche abitante di Macerata, ha levato o, per meglio dire, strappato e poi rubato, la foto di Pamela dal ‘suo’ albero” ha scritto la famiglia sulla pagina Facebook “La voce di Pamela Mastropietro”.

Un gesto che ha suscitato molta rabbia.

Il post della famiglia di Pamela Mastropietro
Il post della famiglia di Pamela Mastropietro

Omicidio di Pamela, la rabbia della famiglia

Nel post, chi scrive si rivolge direttamente all’autore del gesto: “A chi sia stato:perché lo hai fatto? Che fastidio ti dava? Perché, ancora, questo disprezzo?“. Un fiume in piena, il testo, che arriva anche a tracciare una sorta di ‘profilo’ che evidentemente crea molti problemi ai familiari: “Forse sei uno di quelli che pensa e magari scrive pure sui social di ‘lasciare stare questa ragazza’, quando viene portata come simbolo, in quanto vittima di esse, della lotta contro certe piaghe, ossia lo spaccio di sostanze stupefacenti, l’immigrazione irregolare […] e la mafia nigeriana?

“.

Salvo poi – prosegue il post – non lasciarla stare in pace te, non avendo pietà neanche del ricordo di una giovane ragazza, violentata, uccisa con due coltellate, disarticolata chirurgicamente, depezzata, decapitata, scuoiata, scarnificata, esanguata, asportata di tutti i suoi organi interni, lavata con la candeggina e messa in due trolley proprio lì, in uno degli appartamenti dietro quel giardino?

“. La conclusione è altrettanto violenta e diretta, verbalmente: “O sei semplicemente un cretino, ma di quelli che, però, solo per quanto fatto, meriterebbero una pena severa? In tutti i casi, vergognati. Torneremo presto, Pamela, e rimetteremo la tua foto“.

Innocent Oseghale condannato all’ergastolo

Il caso di Pamela Mastropietro è stato attentamente seguito anche per i risvolti sociali che ne sono derivati. Dopo la sua morte, infatti, per vendetta Luca Trani ha aperto il fuoco contro un gruppo di migranti e, per questo, è stato condannato a 12 anni di carcere.

Poco meno di due mesi fa, invece, è arrivata anche la sentenza della Corte d’Appello per Innocent Oseghale, l’uomo che (almeno fino al secondo grado di giudizio) è ritenuto responsabile di aver violentato, ucciso, smembrato e chiuso i pezzi di Pamela in due trolley poi abbandonati. Condanna all’ergastolo per lui, che tuttavia nel corso del processo si è dichiarato ancora una volta innocente della morte della giovane.

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